Analisi e pratica dello Stacco da Terra

Lo stacco da terra è l’esercizio di forza per eccellenza, forse il più antico del mondo, perché le forme di stacco da terra, atte a dimostrare la forza di un’atleta, sono sempre esistite.
Ora, non voglio dire che se lo facevano i nostri antenati allora è sicuramente qualcosa che anche noi dobbiamo fare, quelle sono le fondamenta poco logiche degli approcci “paleo”, quello che voglio dire è che da che mondo è mondo le persone staccano kg da terra, che siano pietre, alberi e qualsiasi altro oggetto pesante e si allenano per diventare forti o per dimostrare quanto lo sono

Il mito di Milo di Crotone, mito abbastanza conosciuto, ne è un esempio lampante: il buon Milo cominciò ad allenarsi tutti i giorni sollevando un vitello (o un piccolo puledro, cambia l’animale a seconda della versione, ma il concetto è sempre lo stesso). Milo e il vitello crescevano insieme, più il vitello cresceva, più Milo diventava forte.


Certo, ci sarebbe da ribattere che quello dei microcarichi progressivi è un pò un paradosso, in quanto si arriva al punto in cui i progressi si fermerà, ma Milo era un semidio!

A proposito di rudementali prove di froze, poi smetto di divagare, mi hanno sempre affascinato i Giochi delle Highlands in Scozia, in cui si esegue un rudimentalissimo clean&press con un tronco:

Vi sono poi gli strongman, che rappresentano al massimo il sollevare quello che capita, purché sia pesante:

Tra tutti gli esercizi possibili, credo che lo stacco da terra sia l’unico esercizio, fatta eccezione ovviamente per le famigerate alzate olimpiche, che allena al meglio la catena cinetica posteriore, che è la catena principale utilizzata nella gran parte degli sport.

Uno sport che non richieda una forte catena cinetica posteriore sinceramente non mi viene in mente: partenza dai blocchi (nella fase di stacco iniziale), sport in cui si salta (basket, pallavolo), sport in cui si deve trasferire l’energia delle gambe al tronco (lancio del peso) a tutti i movimenti di gambe nelle arti marziali.

Questione di transfert?
Abbiamo trovato quindi l’esercizio perfetto da utilizzare sempre è comunque? No, non è una questione di transfert, ma una questione di praticità. Per fare stacco da terra serve solo un bilanciere, per fare squat servono un reggibilanciere, degli spotter e, se si usano carichi elevati, obbligatoriamente un power rack. Un bilanciere è pratico e facile da usare.
Ma non basta: lo stacco è facilmente eseguibile anche in solitaria, non servono mesi e mesi, se non anni!, di pratica prima di saperlo eseguire in modo più o meno decente come accade con le alzate olimpiche.

Contro l’utilità dello stacco vanno i discorsi dei “praticoni” che sostengono che quanto più si imita il gesto da gara, tanto più il movimento sia utile. Lancio del peso? Fate panca inclinata. 100 metri? 100 metri zavorrati. A questo punto, basket? Lanciate palle più pesanti. A questo punto ci manca solo allenarsi in una camera con gravità aumentata in stile Dragon Ball!!
In realtà è dimostrato come imitare l’esercizio attraverso l’uso di sovraccarichi eccessivi faccia in modo che lo schema motorio venga modificato, Zatsiorsky sostiene che effettuare lancio del giavellotto con un giavellotto troppo appesantito rispetto al gesto di gara ne modifichi eccessivamente lo schema motorio, con addirittura una perdita di capacità di gestire il peso di gara. Sul forum di Rawtraining più di una volta ho letto l’inutilità di allenarsi con uno stacco da terra pesante per diventare più forti con i kettlebell.

Lo stacco è anche l’esercizio più completo che esista: basta un bilanciere e allena tutti i muscoli del corpo: gambe, spalle, braccia, trapezi, addominali, pettorali. Un unico esercizio per tutto il corpo. Basterebbero solo un paio di esercizi per la catena cinetica di spinta del tronco e, se proprio vogliamo, un paio di esercizi per le braccia per allenare tutto il corpo in modo completo con meno di 5 esercizi, il che sarebbe una rivoluzione visto che in una scheda di bodybuilding ci sono, molto spesso, 5 esercizi solo che per il petto!!

Se proprio andiamo nel dettaglio, lo stacco è anche l’esercizio più pesante in assoluto, quello in cui si può sollevare il massimo peso possibile. Sollevare 214 come l’atleta in questo video richiede una tecnica ed esplosività mostruosa:

Mentre per staccare da terra 460 richiede sì una forza stratosferica (e… vabbé), ma sicuramente molto meno lavoro tecnico. Salimi probabilmente sarebbe in grado di fare i 460kg di stacco, ma difficilmente vedrei Magnusson strappare 214kg.

Dopo questo bel panerigico dello stacco da terra, ho deciso di riportare una sua analisi tecnica traducendo un link che ho trovato sul sito Bodybuilding.it, il quale descrive in modo più che ottimo la tecnica di questo esercizio.
Pur essendo un articolo di un bel pò di anni a fa, i principi e le idee che espone sono ancora validissime tutt’ora. Lascio la parola all’articolo, mi limito ad introdurre qualche immagine se necessario.


THE CONVENTIONAL DEADLIFT, di Andy Kerr

Ci sono molti modi per allenare lo stacco, come le diversità fisiche, il temperamento dell’atleta, ma anche altre variabili, come età, esperienza, infortuni e per via di queste diversità non tutti i programmi di allenamento funzionano su chiunque.
A questo punto offro il mio punto di vista: se la tecnica ed il programma stanno dando i loro frutti, non cambiateli, ma se si continua ad infortunarsi o a sbagliare è arrivato il momento di rifletterci su. La miglior soluzione è quella di farsi vedere da qualcuno di competente, ma non per tutti è possibile avere qualcuno che valuti i suoi canoni. Per aiutare gli atleti sono stati scritti libri e articoli da vari coach. Questo è un piccolo contributo dei miei 21 anni di combattimento contro la ghisa, non pretendo di avere la risposta definitiva a tutti i segreti, sto ancora cercando imparare e questo cerco di rispondermi ad un paio di domande.

Il mio approccio alla stacco è un po’ diverso a causa del mio background, in quanto sono arrivato al powerlifting dopo 24 anni di sollevamento pesi olimpico. In the first half of this period, nella prima metà di questo periodo ho praticato moltissimi programmi orientati al clean & press, snatch, e jerk, mentre il periodo successivo l’ho speso gareggiando fino a che un infortunio al ginocchio non ha messo fine alla mia carriera nel 1975. Questo essenzialmente significa che ho passato un bel pò di tempo a staccare da terra kg con la schiena piatta.

Una visione generale dell’alzata
Prima di tutto, sono ben consapevole del vantaggio che lo stile a dorso curvo pone nelle fasi iniziali dell’alzata. L’arrotondamento accorcia la distanza tra l’anca e la spalla e per i sollevatori con gli arti corti staccare con dorso tondo è spesso l’unica posizione efficace che possono usare.
Per i sollevatori di proporzioni normali o con arti proporzionalmente lunghi, non raccomando questo stile perché:
a) conduce ad una chiusura finale molto più difficile e
b) provoca notevolmente maggiore usura sul retro.
Per la maggior parte dei sollevatori raccomando quindi una schiena piatta.

Per prima cosa dovrei spiegare cosa intendo con “piatto”. Con piatto intendo la capacità di mantenere quanto più possibile le normali curve fisiologiche della spina dorsale durante l’alzata, ma non intendo un’iperestensione esagerata.
Il motivo è semplice. Quando stiamo in piedi in posizione eretta la nostra colonna è posizionata in modo da assorbire al meglio tutte le compressioni, più la curva si allontana da questo suo allinemaneto più la pressione dei carichi sarà concentrata nelle aree che non sono nella loro posizione naturale e ciò aumenterà il rischio di infortuni e usura.
Ovviamente questo è più facile a dirsi che a farsi, il peso sta cercando di buttar giù l’atleta e devo ancora vedere un’atleta che non si fa sottomettere da un carico massimale.
Il modo migliore è imparare fin da subito il movimento giusto, se l’atleta ha imparato un pattern motorio scorretto sarà difficile da cambiare, l’unica risposta è correggere il modo di allenare l’alzata. Inizialmente l’atleta dovrà allenarsi a mantenere la posizione corretta con pesi leggeri e dopo 2/3 mesi potrà utilizzare carichi più moderati e allora, se perderà l’iperlodosi durante carichi massimali, probabilmente lo farà molto meno di prima.
L’obiettivo deve essere una forma perfetta, sarà concesso arrotondare un pò dopo il terzo tentativo.

Detto più terra terra, con una schiena arrotondata è facile partire, ma è difficile chiudere. Con una schiena piatta è difficile partire, ma più facile finire. Una schiena curva usa gli estensori spinali come muscoli primari, una schiena iperestesa li usa come “fissanti” in lavoro isometrico. Un vantaggio dell’usare lo stacco con schiena piatta è la possibilità di allenarlo molto più spesso.

Lo stacco da terra è un movimento molto semplice, cosa c’è di più nautrale che chinarsi e sollevare un peso posto ad una ventina di centimetri da terra!
Posso far tirar su un peso leggero in modo corretto 9 su 10 dei miei allievi nei primi set dei loro primi allenamenti, ma c’è solo una piccola cosa che rende lo stacco da terra difficile: sollevare tanto peso, cioè quanto l’atleta lotta per mantenere la posizione giusta mentre il peso sta cercando di trascinarlo giù con sé. Nello squat e nella panca è possibile settarsi in modo corretto prima di iniziare l’esecuzione per poi mantenere la posizione durante l’esecuzione, ma nello stacco non è così, ottenere e mantenere una buona posizione nello stacco da terra è difficile, in quanto non è l’atleta a sostenere il carico a inizio movimento, ma il pavimento, perciò prima di utilizzare i muscoli per alzare il peso, questi dovranno essere tutti nella posizione migliore e che i muscoli che si occupano di mantenere la posizione della schiena siano ben contratti.

La posizione iniziale è vitale: se l’atleta non è nella posizione migliore prima di cominciare l’alzata, difficilmente sarà in grado di mettersi in questa una volta che il bilanciere avrà cominciato a tirarlo giù.
A questo dovrei dire qualcosa sugli infortuni del bicipite durante lo stacco da terra. Molti dei consigli che leggo riguardano il fare molti curl, ma molte persone che soffrono di questi infortuni hanno il braccio di un Mr. Olympia, quindi il problema non è così complicato, è molto semplice: tenete il braccio teso! In questo modo la tensione è divisa tra tutti i legamenti del gomito e i muscoli sopra di essi. Ricordate di non cercare di flettere le braccia durante lo stacco e i tendini dei vostri bicipiti avranno una lunga vita.

Cause di fallimento e rimedi
Immaginiamo un uomo con 600lb. di stacco e diamogli 700lb., la risposta è semplice: è troppo pesante, per sollevarlo deve diventare più forte. Diamogli 610lb, lo fallirà, ma in un specifico punto a causa di un errore tecnico o debolezza fisica. Il detto del giorno: “il campione allena le sue debolezze, il perdente allena le sue forze”.

“E’ inchiodato al pavimento!”
A volte l’atletà fallisce l’alzata perché sta troppo basso con il sedere, il rimedio è alzare le anche per distribuire in modo più corretto il peso tra quadricipiti ed estensori dell’anca, questo tuttavia non è un problema molto comune.


E’ molto più comune vedere salire le anche in anticipo sulle spalle e per sviluppare forza nello staccare il bilanciere dal suolo nel modo corretto ci sono 3 modi:
1) Enfatizzare la partenza esplosiva dal suolo con la posizione corretta
2) Lavoro sui quadricipiti, con back o front squat, applicabile principalmente ad atleti con gambe deboli.
3) Stacco sui blocchi. Questo è uno dei principali esercizi di assistenza che utilizzo e uso alcuni accorgimenti su questo esercizio: il primo è che uso blocchi di 4-6 centimetri, seconda cosa cerco di eseguirlo quanto più possibile come lo stacco classico, con schiena piatta e petto in fuori, l’atleta si trova in una posizione con anca, ginocchia e caviglie più flesse, solo che ha eseguito i 6 centimetri di blocchi si troverà nella posizione classica iniziale e potrà completare l’alzata in modo normale.

Se i blocchi sono troppo alti il movimento diventa totalmente differente. Schiena curva e stacco a gambe tese non fanno per me, anche se io sono il primo a riconoscere che molti trovano li inestimabili.

“Si blocca alle ginocchia!”
Mi vengono in mente due possibili motivi di questo problema: il primo è la posizione. È importante che, come la barra raggiunge la parte superiore degli stinchi, essi siano verticali. Se essi sono inclinati in avanti l’atletà cercherà di sollevare il bilanciere attraverso le sue ginocchia!

La seconda causa di stallo intorno altezza del ginocchio è anatomica. Il ginocchio smette di estendere la gamba e l’estensione dell’anca diventa il movimento dominante.
In questo passaggio c’è un potenziale sticking point. I rimedi sono due.
In primo luogo, si può sviluppare quanta più velocità possibile nella prima fase del movimento, perché lo slancio generato aiuterà il sollevatore a superare lo sticking point.
Il secondo rimedio è il secondo dei miei esercizi di assistenza preferiti stacci parziali da appena sotto l’altezza del ginocchio, in un rack o dai blocchi. L’altezza della barra dovrebbe essere dai 4 ai 6 centimetri sotto lo sticking point dell’atleta.
Un pesante stacco dei blocchi potrebbe piegare il bilanciere, perciò è meglio se utilizzate un vecchio bilanciere. è sceso in un rack di potere un paio di volte tende a piegare in modo permanente il bar, così è meglio prenotare un vecchio relitto di un bar per il rack per alimentazione.

“C’ero quasi!”

Ci sono tre fattori che possono determinare il fallimento dell’alzata in questa posizione.
Il primo è l’aver messo resina piuttosto che magnesio sulle cosce. Il secondo è la perdita della presa. In terzo luogo, la più comune, è la posizione scorretta,
Credo che se si dovesse sollevare lo stacco solo fino al ginocchio, la posizione più utile sarebbe a schiena curva, ma dato che il movimento non questo, ciò significa che l’atleta dovrebbe essere con la schiena in dritta per tutto il movimento. Quando il sollevatore alza con la schiena curva di solito si trova in una posizione di chiusura in cui le gambe sono già estese e quindi con i muscoli più forti (quadricipiti, glutei, femorali) che hanno smesso di lavorare e la chiusura è a carico dei muscoli più deboli della schiena e l’alzata si ferma, con molte probabilità di nullità. Ci sono due possibili soluzioni a questo: la prima è accettare le situazione e rinforzare la schiena, l’altra è di mantenere la posizione corretta per tutta l’alzata.

“Mi si aprono le mani!”
Questo può avere diverse cause. Il primo è il bilanciere troppo sporco, oppure che un avversario scorretto ha messo del talco nel vostro magnesio, ma è più probabile che la presa sia semplicemente debole. Penso che il modo migliore per reggere pesi pesanti, sia tenere in mano un bilanciere pesante.
Si può posizionare il bilanciere su dei blocchi molto alti per minimizzare al massimo l’uso di gambe e schiena e imitare il lock-out dello stacco, anche tenere in mano il bilanciere per un paio di secondi a fine esercizio è un ottima cosa che aiuta a diventare forti.
Ci sono molte macchine commerciali per migliorare la presa, ma non le ho mai utilizzate.

La presa ad uncino è universale tra i weightlifters e come un ex-wl la utilizzo ancora perché trovo che si possa tenere molto più peso che con una presa normale.

C’è un atleta di 100kg in inghilterra che stacca 749lb. e che usa la presa a uncino perché dice che gliel’ho suggerito, non mi ricordo l’occasione in cui l’avrei fatto, ma non la raccomando perché può essere dolorosa, ma se fallite troppe alzate per apertura delle mani potete provarla, cominciando da un peso molto basso e aumentando gradatamente per abituarsi alla nuova impugnatura.
Ricevo molta usura della pelle sui miei pollici così io uso uno strato di nastratura. Lo svantaggio è che il bilanciere non è distribuito lungo tutte e quattro le dita in modo abbastanza uniforme, con il gancio si trova sul  pollice e la terza e la quarta. Questo provoca un aumento dell’incidenza di calli su queste dita.
Stai attento ad usare le fasce, usale solo quando ti fanno male i calli nelle mani, troppo lavoro con le fasce equivale ad una presa troppo debole.

Riscaldamento generale
Il riscaldamento è importante come tutte le altre attività. Schiena e femorali sono le aree principali da allungare, quindi lo squat è il miglior esercizio per riscaldarsi, John Kuc e Fred Hatfield fanno squat e stacco lo stesso giorno da quanto dicono nei loro libri. Ovviamente, se avete eseguito un duro allenamento di squat, lo stacco dovrà essere leggero.
Al contrario, se l’obiettivo è diventare forti nello stacco, lo squat dovrebbe essere tenuto basso in volume ed intensità. Nella mia esperienza ho trovato che posso fare una singola con un carico importante o fare 2 set da  6 ripetizioni e continuare ad avere un buono stacco.
Squat preparatori, qualcosa come 2 x 10 x 135lb., 2 x 6 x 235lb. sono sempre un allenamento minimo per me. Trovo di non poter tenere le gambe nella stacco a meno che non ho fatto questo lavoro preparatorio per le gambe. Tenete a mente che le mie ginocchia deve riscaldarle molto di più che la maggior parte dei sollevatori a causa di infortunio precedente.

Riscaldamento specifico
Con questo intendo i set più leggeri. Parliamo di nuovo del nostro uomo che stacca 600lb., si riscalda fino a circa 450 e tutto ciò che è sopra è allenamento.
Vedo spesso persone che tendono a rimbalzare nello stacco da terra, ma l’unico vantaggio che si può ricavare da ciò è migliorare la presa, ma lo reputo ridicolo, pericoloso e controproducente per una serie di ragioni.
Per prima cosa, il primo ostacolo da sconfiggere è l’inerzia del bilanciere, in un set di sei ripetizioni rimbalzate l’atleta fa le 5 dopo la prima grazie all’aiuto del rimbalzo dei dischi a terra., ho visto un atleta che era specializzato in questo: fece 8×485, 1×507 e poi ogni altro suo tentativo di sollevare un peso falliva. Rimbalzate il bilanciere nell’allenamento e lo pagherete caro durante la gara.
Per seconda cosa, quando rimbalza il bilanciere a terra, questo diventa per un istante “senza peso”, la tensione sul corpo viene dissipata e ricompare all’improvviso! Questo è uno shock non necessario al sistema.
Per quanto riguarda l’ultimo punto, l’atleta in questi casi pone sé stessa nella posizione giusta solo nella prima ripetizione, ma conclude tutte le altre ripetizioni con schiena curva e tecnica pessima, ne consegue che si ha 1 ripetizione corretta e 5 scorrette.

Nel mio libro,  stacchi e panche con rimbalzo e squat poco profondi sono da inserire nel proprio allenamento solo se l’alzata e valida per il vostro ego e state barando con voi stesssi. Alcuni sollevatori eccezionali e potenti fanno alcuni numeri totalalmente impressionanti su questo tipo di esercizi, ma sostengo che farebbero molto meglio se allenati nel modo giusto.

Allenarsi nel modo giusto nello stacco da terra comporta fermarsi a terra in ogni ripetizioni.
Il nostro uomo da 600lb. di stacco fa 8×225, 6×315, 5×400, sa di poter fare di più, ma non cerca la sfida col peso, cerca di sollevare quanto più possibile nel modo più tecnico possibile. Se non stacca nel modo corretto 400lb, allora sarà sicuro che pesi più alti saranno sicuramente staccati in modo scorretto. He knows he can do these reps, and he weight involved is not the challenge.

Questi pesi leggeri dovrebbero essere veloce, ma attenti nella chiusura: una vigorosa chiusura può essere esagerata perché si traduce in un improvviso transfert di compressione ai margini dorsali e alle vertebre. Chiudere in posizione eretta può essere sufficiente.

Posizionamento dei piedi e delle mani
La posizione dei piedi è una questione di comodità, l’atleta che cammina e ha sempre i piedi rivolti verso l’esterno troverà comodo mantenere la stessa posizione anche durante lo stacco, così come un atleta che cammina con i piedi rivolti in avanti troverà comodo posizionarsi in questo modo.
Una posizione dei piedi comoda permette di concentrarsi sulla tirata, ma state attenti dal posizionarvi con i piedi troppo stretti tra loro, perché gli adduttori vi remeranno contro, rendendo la partenza più complicata e una chiusura difficile! Tenete una posizione dei piedi larga quanto le vostre anche o qualche centimetri in più, è la più comoda per la maggior parte degli atleti.

Le mani dovrebbero essere posizionate interamente sulla zigrinatura, evitando le parti cromate del bilanciere, il posizionamento migliore si ha quando la presa è larga quanto le spalle, se l’atleta ha problemi di presa e non riesce a posizionarsi in modo corretto, può aumentare leggermente la presa di un centimetro e mezzo massimo, troppo sarebbe a suo sfavore.

Frequenza di allenamento
Lo stacco sembra essere allenato da tutti solo una volta alla settimana, certamente allenandolo in modo pesante si può utilizzare solamente una frequenza bassa, ma io ho quasi sempre allenato lo stacco due volte a settimana, un giorno pesante e un giorno più leggero, oppure uno da terra e uno dai blocchi o dal rack. Certo è che se un’atleta stacca a schiena curva dovrebbe allenarlo solo una volta a settimana.
La mia schiena non è più mobile come quando ero giovane, ma è sempre abbastanza iperestesa e posso allenarmi due volte a settimana, se dovessi avere due sessioni pesanti di stacco lo tengo più leggero la settimana successiva per recuperare.

CONFRONTI
Se leggete Rawtraining immagino abbiate riconosciuto le incredibili analogie dei principi esposti in questo articolo con lo stacco da terra tecnico.
Uno stacco da terra eseguito in modo tecnico, con una  buona tenuta di schiena, priorità assoluta alla tecnica può essere allenato più volte a settimana e permette di allenare tutti i muscoli del corpo (e la principale funzione del corpo!) con la schiena in posizione protetta.
La frequenza di allenamento elevata che si riesce ad utilizzare permette che lo stacco possa diventare l’esercizio base di una qualsiasi preparazione.
Spero che con questo articolo sia riuscita a passare l’idea che lo stacco non sia un semplice esercizio in cui basta mettersi davanti ad un bilanciere e tirarlo su. Si possono avere però alcune complicazioni.

Voglio la schiena iperestesa!
Non tutti, in particolare se sono incredibilmente poco mobili come il sottoscritto, possono riuscire a staccare da subito con la schiena iperestesa, occorre allora un lavoro mirato di stretching.
Un metodo efficace per ovviare a questo problema, anche se tutti i problemi del genere stretching richiedono tempo, molto tempo, è di utilizare lo stacco dai blocchi. Si può staccare da un blocco alto quanto basta per avere la schiena iperestesa e, col tempo, utilizzare blocchi sempre più bassi finché non si riesce ad arrivare all’altezza convenzionale.

La presa mista
La presa mista è la presa che consiste nell’utilizzo di una mano in pronazione e una in supinazione ed è molto più forte della normale presa doppia prona, in quanto evita il scivolamento del bilanciere. Tuttavia l’utilizzo di questa presa ha alcuni aspetti negativi:
– Utilizzare fin da subito fa sì che non si diventi forti nella presa convenzionale, perciò usatela, se proprio dovete, con carichi veramente alti.
– Torce la colonna. Alternare la presa è il metodo migliore, ma, citando Ado Gruzza all’ultimo workshop di Rawtraining, sarebbe come prendere uno schiaffo su entrambe la guance: diventano rosse entrambe, ma non è il massimo.

La quad bar

La quad bar è un attrezzo ideato per effettuare stacco da terra in modo un pò diverso. L’atleta entra letteralmente dentro ad un grosso buco del bilanciere e lo stacca da terra con una presa neutra. Sebbene venga considerato un attrezzo innovativo, la quad bar rende, a mio giudizio, l’esercizio ancora più complicato, in quanto modifica lo schema motorio del classico stacco da terra e fa sì che si possano commettere maggiori errori. Ad esempio il bilanciere non striscia contro le ginocchia, perciò le tibie possono essere molto più avanti che in uno stacco regolare, così come c’è il rischio di sedersi troppo senza problemi, squattando l’esercizio. La quad bar è un esercizio a sé, si può giusto usare come complementare inquadrato nel modo corretto in casi particolari.

La cintura
La cintura di allenamento è uno strumento utilissimo per allenare lo stacco da terra. I duri e puri del bodybuilding sconsigliano di utilizzarla perché un suo abuso rende il “core”, la parete addominale, debole. In realtà la cintura è uno strumento di protezione, come le fascette per le ginocchia o i polsini della panca, perciò andrebbe utilizzata quando i carichi si fanno elevati  e pericolosi.
Lo stacco da terra classico è molto più gravoso per la colonna dello stacco sumo, l’utilizzo della cintura aiutare a spingere maggiormente l’addome contro la colonna durante la manovra di Valsalva e a tutelare la schiena.
Un accorgimento importante: la cintura non deve essere spessa dietro, ma spessa davanti (o in egual misura dietro e davanti), in quanto il compito della cintura, come detto, non è quello di proteggere la schiena, ma di aiutare l’addome a proteggere la schiena.

CONCLUSIONI
In questo articolo credo di aver sviscerato tutto quello che si potesse dire riguardo lo stacco da terra, esecuzione, utilizzo, errori comuni e quant’altro. Per via del carico che si può utilizzare, lo stacco è un esercizio pericoloso, perciò tutti gli accorgimenti esposti in questo articolo sono necessari per eseguire questo esercizio nel modo migliore possibile e spero di essere riuscito a rendere tutto nel modo migliore possibile. Non mi resta che augurare a tutti…. Goodlift!!

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6 commenti

  1. tante grazie davvero per l’articolo che per me che studio da un pò lo stacco, risulta utilissimo.
    Volevo chiederti: tu dici ” Basterebbero solo un paio di esercizi per la catena cinetica di spinta del tronco ”… me ne sapresti dire un paio appunto? Sarebbero di aiuto sicuramente e io non ne conosco…peccato direi…
    Grazie tante Alessio

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