Armchair Theoricians


Questo post ha la funzione di esporre una mia opinione riguardo ad una menosissima diatriba scoppiata di recente su facebook, una diatriba come mille altre passate e mille altre future.

Spesso, quando si parla e si finisce per scontrarsi, per forza di cose si finisce a fare la simpatica gara a chi ce l’ha più lungo, chi ha il titolo migliore, chi ha le conoscenze più profonde, chi ha il linguaggio più forbito (ricordo ancora un commento a questo blog in cui mi si diceva che l’addome ha la funzione di avvicinare la sinfisi pubica al processo xifoideo!! della serie sì, sti cazzi, però non è che se io dico che l’addome avvicina il busto al bacino abbia torto…), ma mai nessuno parla di numeri.

Andiamo diretti al punto. Immaginate di dover imparare lo squat, preferite andare da uno che analizza la mobilità della caviglia (anzi! infedeli rozzi barbari, si dice mobilità tibio tarsica!) della “sciura Maria” o del palestrato di cromanion che fa squat con 50kg così:

oppure da uno che porta un ragazzo a fare questo a degli europei di powerlfiting?

Ovviamente c’è chi ribatte dicendo che i suoi bellissimi quadricipidi (sì, con la D, perché lui fa bodibildi) sono maestosi e tirati e quindi lui sa come si fa squat, ma io rimango del giudizio che avere i muscoli grandi rende una persona poco credibile, anche perché con due siringate scommettiamo che riesco ad avercele pure io grosse uguali? Non ci vuole poi molto a fare la gara a chi è più grosso, solo un buon farmacista.

Queste discussioni sono piene di talmente seghe mentali che nemmeno i più importanti tecnici di pesi in Italia capirebbero che minchia si sta dicendo, perché per dire se uno squat è corretto o meno non serve guardare se Giove è o meno in opposizione.
Qualcuno ha mai visto tecnici importanti parlare di minchiate? Chen Wen Bin, Sheiko, Abadjev, Medvedyev… laureati in biomeccanica e neuroscienze? Non credo, eppure i loro atleti farebbero il culo a strisce non solo a questi bellissimi teorici, ma anche a tutti i loro “atleti” messi insieme.

Riportando una bellissima citazione che ho letto ieri su facebook: “Per come la vedo io solo chi lavora come atleta o allenatore e sale sulla pedana è competente. Perchè un conto e dire le cose un conto è saperle fare“.

In questi pochi anni di esperienza di allenamento, e nei ancora più pochi anni di esperienza in mezzo a persone di livelli ben più alti, persone a cui ho sempre guardato con ammirazione e che mi piace considerare ora amici, ho imparato che le persone che portano numeri su una pedana sono quelle che valgono davvero, tutte le altre che ho sempre considerato “mostri sacri” si sono invece rivelati tutti un’immensa delusione sotto quest’aspetto. Tante parole, poca pratica.

Alla modestissima età di 23 anni posso vantare due ragazzi che gareggiano in FIPL (di cui altri in arrivo), un ragazzo che seguo nella preparazione atletica nelle arti marziali e  letteralmente una miriade di ragazzi che ho cominciato ad allenare negli esercizi di resistenza, in particolare nelle trazioni, posso portare molti più numeri importanti di alcuni di questi.
Con il mio progettino personale “It’s a long way to the top”, di cui parlerò tra un pò, riportando sul sito AIF risultati e programmazione tenuta, ho portato un ragazzo da 18 a 22 trazioni in sole 6 settimane, decisamente un grande risultato e con lui molti altri ottimi risultati in un periodo di tempo decisamente limitato.

Guardate sempre i numeri di chi vi parla, non l’aulicità con cui cercano di vendersi.

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