Le regole del gioco nel selvaggio web_di Joaquin Lopez

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Fino a poche decine di anni fa il sapere veniva dall’alto, la conoscenza si tramandava nelle aule universitarie (frequentate da una minoranza di persone) e i libri di testo ne erano depositari.

Oggi la conoscenza irrompe nelle nostre case al ritmo di un fiume in piena, un fiume al quale tutti possono attingere, i confini delle informazioni alle quali ognuno di noi può avere accesso si sono ampliati in maniera incredibile. Forse sarebbe meglio parlare appunto di informazioni e non di conoscenza, termine che mi pare un pochino troppo ambizioso.

Distinguendo l’informazione dalla conoscenza mi è più facile esprimere un pensiero che ho da sempre tenuto in grande considerazione, e cioè che più informazioni abbiamo, più la nostra ignoranza si amplia, nel senso che prendiamo coscienza di alcune cose le quali tuttavia non comprendiamo fino infondo e non possono pertanto essere definite come vera conoscenza. Se bastasse osservare “la superficie” di un argomento per dirsi appunto conoscitori… ma la questione è molto più complessa di così.

Un ambito nel quale si è reso necessario “regolamentare” rigidamente questo tipo di pensiero è la ricerca scientifica. Ambito il cui nome è tristemente abusato nel mondo della alimentazione. La scienza per sua natura deve trarre delle conclusioni da enormi moli di dati sovente contrastanti, conclusioni le quali vengono poi a trovarsi all’interno di un contesto dinamico, e sono in ogni momento soggette a essere messe in discussione, sempre ammesso che ci siano i requisiti, e che i requisiti corrispondano loro volta ad altri requisiti!

Quando ho iniziato a scrivere che andavano mangiati più carboidrati e meno proteine, non l’ho fatto perché sono il cavaliere pazzo del cereale (come qualcuno mi ha simpaticamente soprannominato), l’ho fatto perché la tendenza dei frequentatori delle palestre è chiaramente quella di mangiare troppe proteine e troppo pochi carboidrati. Quando parlo con qualcuno che non appartiene al mondo della palestra spesso consiglio di mangiare meno carboidrati.

Il messaggio di questo breve articolo è più o meno simile, immaginate solo che le informazioni siano le proteine e l’approfondimento di una materia specifica i carboidrati.

Vedo regolarmente persone attingere al fiume di informazioni secchiate a caso, o forse peggio, selezionale appositamente per dare valore alle proprie convinzioni. Ormai quando si discute nei forum o nei gruppi è prassi comune fare copia e in colla di questo o quell’articolo scientifico, (meglio se in inglese perché fa più autorevole e quasi nessuno ha voglia di tradurlo per dire il contrario) ignorando volutamente, che esistono quasi sempre moltissime altre fonti le quali smentiscono o confermano quell’informazione, e che dunque quell’informazione da sola non è il più delle volte descrittiva della realtà.

Il processo che si segue in pratica è:

Io penso X → ricerca di qualcosa che lo confermi → il mio pensiero è stato confermato dallo studio!

Il processo dovrebbe essere:

Io penso X → ricerca di tutte le informazioni disponibili o di una revisione da parte di autorità competenti (se io non ne possiedo le competenze) di queste informazioni → il mio pensiero è stato confermato/smentito, oppure non ci sono conclusioni convincenti per cui resta il dubbio ma io sostengo il mio pensiero con argomentazioni che ritengo sensate.

Questo è un modo secondo me interessante di confrontarsi, non un Far West virtuale dove vince il pistolero più spietato. Una volta che si è consapevoli di quali sono i confini tra ciò che si sa “per certo” e le informazioni non filtrate tutto cambia radicalmente.

Il mondo scientifico è avvezzo a questo tipo di ragionamento, diversamente sarebbe il caos. Io ovviamente non sono dentro alla ricerca e descrivo le cose da un punto di vista macroscopico, ma scendendo ancora più nei dettagli si scoprirebbe che ci sono delle regole ben codificate per definire valida oppure no un informazione, cosa che nel “selvaggio web” non esiste dal momento che chiunque può riversare qualsiasi cosa al suo interno, non ci sono requisiti.

In un certo senso è bello che sia così, anche se questo ovviamente implica un grado di difficoltà molto maggiore nel trarre una conclusione scientifica partendo da Google, come spesso accade in scioltezza nel giro di pochi minuti.

In conclusione oggi godiamo di un fiume di informazioni che di per sé è neutro, non è buono né cattivo, siamo noi ad avere la responsabilità di attingere alle fonti giuste, siamo noi il filtro. Dobbiamo filtrare queste informazioni come se non avessimo una nostra opinione, in base a criteri di validità (ad esempio la fonte). Se vogliamo sapere qualcosa dobbiamo filtrare tutto e non solo una parte. Entrando in questa ottica capirete la mia scelta ad esempio di ricorrere solo alle revisioni ufficiali degli studi quando parlo di nutrizione nei miei piccoli articoli.

Pensateci ogni volta che discutete con qualcuno, prima di fare copia e incolla di qualche studio o prima di dire qualcosa, rallentate il ritmo folle dell’informazione e pensate se realmente ciò che sostenete non sia frutto solo di una vostra convinzione, coadiuvata magari da una piccola frazione di tutti questi input che riceviamo continuamente.

Questo può fare una enorme differenza nella qualità delle informazioni che ci scambiamo.

Infondo anche nel selvaggio web dovrebbero esserci delle regole.

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