Il mondo dei pesi, tra fitness, agonismo e supereroi

vdialogoBuona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione: come molti di voi, io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione; ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno, ahimè, sprofondato nell’oblio, sottraendo un po’ di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.  Due chiacchiere, davvero, non aspettatevi più di una lunga riflessione da questo mio post.

Qualche giorno fa, mentre ero seduto alla scrivania e stavo cazzeggiando al computer, mi sono guardato intorno e all’improvviso tutto mi è diventato chiaro. Ho guardato a destra e ho visto la pila di libri che sto studiando per il prossimo esame di giurisprudenza, tra cui spicca sovrano un enorme libro da 1200 pagine che probabilmente non avrei voglia di leggere a cuor leggero nemmeno se fosse il mio romanzo preferito. L’ho guardato e ho pensato… cazzo, dopo questo sarà in discesa, questo è l’esame più difficile che ho da dare, passato questo gli altri saranno più gestibili e poi finalmente la laurea, quel piccolo foglio di carta che nella mia vita segnerà il passaggio tra passato e futuro, tra il lasciarmi dietro tutto quello che ho fatto questi anni per puntare ad altro, una sorta di moderno passaggio all’età adulta. Ed è stata una svolta, perché ho ripensato a tutte le scelte fatte in questi anni ed è stato come voltarsi e vedere che ho camminato sempre fuori da un tracciato.

In questi anni ho lasciato involontariamente da parte molti miei sogni, li ho accantonati, dicendomi che erano troppo difficili da raggiungere e che non ne sarebbe nemmeno valsa la pena provarci. Esattamente 4 anni fa, in questo periodo, ero uno straccio, veramente l’ombra di me stesso. Avevo problemi che non sapevo come affrontare e li avevo tutti sulle spalle in un momento soltanto, quando anche solo uno di quelli sarebbe stato sufficiente a buttar giù chiunque, ma è passato. Eppure fino a qualche tempo fa ancora ne portavo le conseguenze addosso. In quel periodo trovai un solo appiglio a cui dedicare tutto me stesso, la mia passione: i pesi. Ricordo come se fosse ieri il pomeriggio di Natale di 4 anni fa, un pomeriggio passato a tradurre il libro di Sheiko per pubblicarlo nel mio blog. Deprimente vero? Ma era l’unica cosa che mi facesse pensare ad altro, mi distogliesse dalla realtà. Il problema è che, guardandomi indietro, che mi ha distolto troppo dalla realtà.

In quel periodo, il periodo iniziale dei grandi gruppi su Facebook, cominciarono i primi problemi in modo più marcato. Spessissimo ricevo bellissime mail da persone che mi ringraziano per quello che scrivo, perché senza sarebbero ancora a fare 3×10 di panca per colpa del loro istruttore. Io ho sempre scritto per loro, perché anni e anni fa, quando mi infortunai ad una spalla, nel mio vagare su internet non trovai nulla per guarire e fui costretto a studiare io in prima persona come migliorare da quella disastrosa situazione e decisi di provare ad evitare agli altri di farsi male per niente. Sono un utente di una palestra che scrive per gli altri utenti da palestra, ma alcuni non lo hanno mai capito. Cominciarono i discorsi del cazzo: chi è sto qui che non gareggia e parla? Chi è sto qui che parla e non fa? Eccettera. Eccettera. Ma alla fine è normale. Per la gran parte di quelli che scrivono qualcosa i pesi sono un business e dove non puoi controbattere con la logica controbatti con discorsi di livello un poco più infimo, come se per parlare di come si fa uno squat uno debba obbligatoriamente essere Ray Williams, record del mondo di squat Raw, e non bastasse saperlo insegnare nel modo corretto. Ma d’altro canto, come reputazione, il mondo dei pesi purtroppo non brilla per l’intelletto dei membri che lo popolano.

Questa mattina ho letto una citazione, di Bill Cosby, secondo cui la chiave dell’insuccesso è voler accontentare tutti, quanto è vero. Purtroppo in quel periodo mi portavo dietro i risultati di vari errori con l’allenamento e di gareggiare non se ne poteva parlare nemmeno lontanamente, per 3 anni mi sono allenato a casa con lento avanti, trazioni, stacco e corpo libero. Nulla più. E i discorsi continuavano. C’è un particolare accanimento del web contro chi non corrisponde a certi canoni irrealizzabili. Se sei grosso e forte e basta sei dopato. Se studi un po’ troppo qualche argomento e non sei Coleman sei un secco da tastiera. Se alleni, non ti alleni. Se ti alleni, non alleni. Se… se… se… fondamentalmente si ha sempre torto, sembra che tutti abbiano letto “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer.

Visto che mi piaceva l’idea di allenare, decisi di cominciare a seguire ragazzi su internet e poi di persona. Ma se alleni, ma non fai podi, chi cazzo sei? Non gareggi. Non hai esperienze con l’attrezzatura. Non ti si vede alle gare. Non vieni agli eventi, manco si parlasse di qualche gran galà. Insomma, dal discorso non se ne salverebbe nemmeno Sheiko in persona. Uno dei migliori allenatori di powerlifting sulla piazza nel panorama italiano, che ha la fortuna di essere lontano dal mondo virtuale, manca di molti dei punti base per essere un bravo allenatore secondo l’utente facebook medio, eppure.

Poi finalmente ho gareggiato. Dicembre 2013, prima gara di panca, un modesto 115 di panca a 78kg di peso, con un 120 nullo per stupidità. E dopo un anno allo stesso peso ho fatto 130kg anche con leggero margine. 15kg di panca in un anno, dovrebbero andare bene? Figuriamoci, su internet ci sono anche altri discorsi. Fai solo panca, fare solo panca non vale nulla, devi gareggiare pure su squat e stacchi. Poi raw, raw non vale nulla, si deve gareggiare è attrezzati. Poi li ho fatti in una federazione in cui non danno il fermo! Da buttare. E le dispute su internet non fanno che continuare… continuare e sono arrivato persino a vedere un amico con titoli a livello mondiale che gareggia in più federazioni essere accusato di gareggiare per “fiere di paese” solo perché non gli viene dato il fermo mentre fa panca. Critiche in effetti arrivano da chi una vera fiera di paese a conti fatti nemmeno l’ha mai vinta. Titoli mondiali, record del mondo, fiere di paese. Oggettivamente è buffo. Pensare poi che le stesse persone poi erano quelle che dicevano a me che me la tiravo che facevo il coach di powerlifting, io che sono il primo per cui puoi gareggiare davvero anche alla “sagra del canestrello” che non mi cambia assolutamente niente. In molti mi hanno anche sempre detto che per il mio “ruolo” nel mondo dei pesi non potevo comportarmi in un certo mondo. Io non mi vedo un ruolo, forse per questo sono arrivato a questi punti, non mi vedo assolutamente nessun ruolo se non quello di uno che ha voglia di parlare e scrivere di pesi, non sono un giudice, non c’è l’ordine deontologico dei blogger, la mia pagina facebook si basa principalmente sull’ironia e a me piace proprio perché è così.

Ma qual è il punto di questo? Che se cerco un colpevole, non ho che da guardarmi allo specchio, visto che siamo in tema “V per Vendetta”. Il punto è che per anni ho pubblicato articoli in cui mi dichiaravo stufo, fondamentalmente senza sapere nemmeno io di cosa. Dell’ambiente dei pesi, sì… ma perché? Perché mi sono sentito in dovere di dimostrare sempre agli altri che valevo, ma non è stato mai sufficiente perché non lo sarà mai. Nessuno lo sarebbe mai, ecco quale è stato il mio più grande errore. E quando ti criticano continuamente quando fai qualcosa che ti piace fare, che le critiche siano fondate o no, finisci per non averci più un bel rapporto. Per cosa poi? Per dei fottuti pesi.

Questo ho capito guardandomi intorno l’altro giorno: è tutto un gioco, perché sono pesi. I pesi sono quelle due ore che ci prendiamo due, tre, quattro o cinque volte a settimana per sentirci liberi. Avete presente “io vivo la mia vita un quarto di miglia alla volta, per quei dieci secondi sono libero”? Quello sono i pesi. Considerare i pesi qualcosa più di questo, una passione, un hobby, ci rende uguali a quelli che si spaccano di legnate perché non vince la propria squadra del cuore, ma come dico sempre, per lo meno il calcio è uno sport in cui girano miliardi giocato praticamente in ogni angolo del globo da chiunque. Pesi. Fottuti dischi di ferro su un’asta che noi spostiamo su e giù. Dire che qualcuno gareggia in una federazione di serie B, dire che se fai solo panca o stacco invece che gare complete stai facendo una cosa facile, dire che se non si gareggia attrezzato si è inferiori, sono tutti discorsi che rendono ancora più elitario un ambiente che già lo è per definizione. Per credere di essere speciali si finisce per creare delle vere e proprie sette. Perché la chiave è questa: tutti noi vogliamo credere di fare qualcosa di speciale, di non essere uno dei tanti pirla che vanno in palestra. Anche se con una maglia da panca non raggiungi carichi che fanno normalmente persone senza al tuo peso corporeo devi sentirti importante dicendo che se non gareggi i pesi non valgono, che se non gareggi su tutto è facile o che raw lo può fare chiunque.

Ultimamente, lo ammetto, mi sono persino rotto di fare squat e stacchi a favore di front squat, pressa 45° e swing! Il mondo dei pesi è troppo vasto ed interessante per limitarsi a fare 3 movimenti ogni santo giorno, almeno per come lo vedo io. Per dire, in questo periodo sto lavorando sulla mobilità in un modo veramente diverso e interessante dal solito, sia a corpo libero, basandomi su quanto fa Ido Portal, che con i kettlebell e facessi gli allenamenti di 3 ore su squat/panca/stacco che facevo prima, non avrei il tempo di farlo. Questione di priorità e interesse. Quando facevo solo trazioni e superavo le 20 fatte piuttosto bene mi arrivò una critica che ancora ricordo: fare tante trazioni non serve, chi fa 300 di stacco, di trazioni ne fa massimo 8/10. Che razza di logica è? Significa che è debole di trazione e forte di stacco, mentre io ero forte di trazioni e una pippa di stacco, ma a me piaceva ammazzarmi di trazioni. Sarebbe tutto più bello se ognuno facesse ciò che gli piace senza dover guardare gli altri da un piedistallo per credere di fare di qualcosa di incredibilmente importante. Si tratta sempre e solo di soddisfazioni personali, assolutamente niente di più.

Da circa 6 mesi lavoro in una palestra, mi piace come lavoro ed è stato anche questo un grande aiuto a capire cosa fare del mio futuro. E’ una grande palestra in centro, ci vanno ragazzi e ragazze, uomini di tutte le età, chi si allena bene, chi si allena male e li mi sono accorto di essere io quello anormale con tutti i pregiudizi che mi porto dietro per le infinite dispute su internet. “La normalità è un concetto che appartiene alla maggioranza”. A nessuno di quelli frega un cazzo che io faccia panca attrezzata o raw, se faccio gare complete o no, o se faccio gare. A loro interessa che io li alleni bene e li faccia anche divertire magari, quello che importa a tutti è che io li faccia muovere bene. Fino a qualche tempo fa mai avrei creduto di fare schede e schede di circuiti, ma questo è quello che è la palestra per la stragrande maggioranza delle persone: il quarto di miglio in cui si è liberi. Uno svago, l’equivalente, molte volte, dell’andare con gli amici al bar, l’angolo senza preoccupazioni.

Quell’enorme libro da 1200 pagine mi ha fatto capire una cosa. Non devo dimostrare nulla a nessuno, perché non è importante doverlo fare. E’ pieno di persone che apprezzano il mio lavoro per il semplice motivo che lo faccio, davvero, ringrazio di cuore ognuno di quelli che mi scrivono anche il più piccolo complimento, perché quindi sbattermi per altri che pensano di risolvere la fame nel mondo facendo pesi? No, non ne vale la pena. Perciò da oggi basta. Se annichilisco me stesso, faccio cose che non ho voglia di fare perché devo dimostrare che posso parlare per quello che è solamente un hobby, cosa farò tra uno o due anni quando ne andrà effettivamente del mio futuro? Se devo leccare dei culi, cosa che purtroppo per carattere mi è estremamente dura, preferisco farlo per avere una buona cifra scritta su un assegno ogni mese piuttosto che per poter parlare di panca piana.

In questo periodo sto riprendendo in mano i miei sogni dove li avevo lasciati anni fa e ho scoperto, quasi con sorpresa, che i pesi nel mio futuro saranno sempre e solo una piccola parte, quei “dieci secondi” in cui sentirmi libero, ma non saranno mai la cosa che mi farà portare il pane a casa, ma saranno la passione che mi farò passare lo scazzo dopo una lunga giornata in cui farò altro. I più forti powerlifter al mondo fanno dei lavori normalissimi come tutti gli altri, non sono milionari. Il campione del mondo russo ha una azienda di trasporti e deve rubare il tempo per allenarsi a famiglia e lavoro, non vive di rendita per i suoi titoli e per le  sue medaglie d’oro riceve qualche sovvenzione statale. Così come qualsiasi altro campione al mondo che non pratichi uno sport in cui girano miliardi. Campioni di boxe, ginnastica artistica, sci e di altre decine di sport non vivono con quello la loro passione. E non oso pensare ai loro allenatori. Qualcuno conosce il nome dell’allenatore Clemente Russo? Di Alberto Tomba? I primi che mi sono venuti in mente e ora che ci penso, per quanto adori guardare “ginnaste: vite parallele”, non mi ricordo nemmeno i nomi dei loro allenatori. Eppure loro vanno alle olimpiadi!! Personalmente, stando in ambito pesi, credo che se non si fosse parlato della scuola cinese ignorerei anche chi sia il famoso Che Wen Bin.

E’ l’una ormai, credo sia anche ora di andare a dormire dato che le 1200 pagine sono lì anche domani ad aspettarmi. Perché ho scritto tutto questo? Perché mi sono accorto che “non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Fondamentalmente cambierà tutto e non cambierà nulla. Questo rimarrà sempre il mio blog, il mio spazio in cui condividere le mie idee sull’allenamento e su tutto ciò che lo riguarda e finché riuscirò ogni sabato scriverò un articolo nuovo perché mi piace farlo, non perché devo farlo! Semplicemente una cosa cambierà: non mi incazzerò più, perché è tutto un gioco, non vale la pena prendersi sul serio.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito, mi seguono e mi seguiranno perchè apprezzano il mio lavoro, perché è per loro che scrivo e continuerò a scrivere. Finalmente ho capito che non devo dimostrare più nulla a nessuno e sinceramente già il prossimo articolo li scriverò più serenamente.

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5 commenti

  1. Applausi, sul serio. E’ già un pò che ti seguo ma devo dire che questo articolo mi è proprio piaciuto. Fai quel che fai con oggettività, in maniera “disinteressata”, che è la cosa che apprezzo di più! Continua così! E (tanto per cambiare) complimenti per il sito!

  2. Leggo sempre con attenzione i tuoi articoli e molte volte mi sono riconosciuto nelle tue considerazioni.
    Nel panorama di blog italiani sui “pesi” questo è uno dei più interessanti e attuali.
    Continua così.
    (sono pure io un istruttore e ho fatto la gara di panca lo stesso giorno)

  3. Che dire, è pazzesco quanto mi ritrovi in questa tua riflessione. E ti ringrazio per averla condivisa qui. Io ti seguo ormai da un po di anni e devo dire che anche grazie a quello che scrivi il mio “quarto di miglio” è totalmente cambiato in meglio facendomi apprezzare sempre di più l’allenamento con i pesi e non. In bocca al lupo per i tuoi studi e mi raccomando, continua così con il blog!

  4. Non devi dimostrare niente a nessuno, ci sono tante persone che hanno deciso di allenarsi fuori dagli schemi da istruttore medio o di capire come funziona un vero allenamento. Queste persone che penso siano il target di molti tuoi articoli, non si aspettano niente di più di ciò che fai già, ed anzi godono ma in silenzio, perchè ti devono tanto. Grazie di tutto, non mollare il blog!!!

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