In risposta a Giovanni Cianti – di Joaquin Lopez

Nella mia operazione di raccolta di articoli interessanti di amici dai forum, mi sono imbuttatuto in questo articolo di Joaquin e ho deciso di aggiungerlo qui al mio blog per provare a dargli un pò più di visibilità!

Mi chiamo Joaquin Lopez, sono laureato in scienze infermieristiche presso la facoltà di medicina e chirurgia di Genova. Ho conseguito svariate specializzazioni relative all’area della medicina di emergenza, ho operato nei servizi di emergenza sanitaria e dal 2005 mi occupo anche di formare personale sanitario e tecnico alla cura delle emergenze traumatologiche . Sono appassionato di powerlifting e di materie scientifiche in generale, con particolare riguardo alle scienze della nutrizione e alla fisiologia.

Nell’interessarmi alle teorie del Sig. Cianti circa la nutrizione umana e i relativi aspetti antropologici, non ho potuto fare a meno di notare che alcune affermazioni appaiono quantomeno curiose, le mie perplessità nascono non da opinioni personali bensì dalle contraddittorietà di quanto il Sig. Cianti sostiene rispetto alla scienza. Visto che abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui il sapere non viene più dall’alto, ma grazie alle risorse tecnologie segue un percorso “più circolare” come direbbe qualcuno, e in considerazione della mia tendenza a non assimilare ciò che leggo senza un filtro, ho deciso di raccogliere alcune osservazioni nell’articolo che state leggendo. Ci tengo fin da subito a precisare che condivido alcuni aspetti sottolineati da Cianti, ad esempio l’eccessiva densità di zuccheri nei cereali, concetti comunque risaputi e largamente anticipati da altri autori. Su come l’uomo si sia evoluto nella sua storia biologica avrei invece qualcosa da dire; siamo certi che vi sia stata un’epoca nella quale sulla terra camminavano culturisti preistorici? Siamo certi che la natura ci voglia enormi e che oggi non siamo tali a causa dei cereali?

A ogni body builder farebbe piacere credere di si, infatti l’idea è stata accolta da questa comunità di buon grado, perché secondo quest’ottica la nostra passione è resa estremamente sintonica con natura dell’uomo, e a chi non farebbe piacere credere di vivere in estrema sintonia con la propria natura, ma dovendo essere onesti con sé stessi bisogna ammettere che tutto quello che facciamo è in realtà una forzatura, una forzatura che grazie alle straordinarie capacità dell’organismo da determinati risultati, in termini di ipertrofia/iperplasia, di definizione ecc… ma per raggiungere l’aspetto e la composizione corporea desiderati servono: allenamento costante, apporto proteico elevato e costante (che tante volte neppure riusciamo a raggiungere senza ricorrere a supplementi). In natura credete d’avvero che queste condizioni si verificherebbero? O è piuttosto plausibile che a seguito di una stagione rigida, si verificassero digiuni protratti e cataboliche migrazioni, svolte nel contesto del metabolismo aerobico tanto disapprovato da Cianti?
Il fatto che l’organismo umano possa diventare muscoloso e possente è più uno straordinario meccanismo di adattamento, che noi sfruttiamo ogni giorno, che non un connaturato carattere dell’uomo.

Un po’ di chiarezza sulla questione antropologica
Alimentazione ed evoluzione antropometrica sono in stretta relazione tra loro e non potrebbe essere diversamente, lo stesso Cianti sottolinea come altezza e peso e capacità cranica cambiarono attraverso le varie specie ominoidi e homo, dagli australopitechi di cui si presume una dieta prevalentemente vegetariana, alti mediamente 120 cm per un peso medio di 40 kg, all’ Homo neanderthalensis di cui sostiene Cianti, la statura raggiunse gli oltre 180 cm per un peso complessivo superiore ai 90Khg, per poi involvere nell’Homo sapiens con l’avvento della dieta agricola.

Alcuni di voi avranno già presente l’immagine emblematica che secondo il Cianti sarebbe una ricostruzione dell’ homo neanderthalensis che potete osservare nella fig.1 al confronto con una ricostruzione veritiera, se non fosse l’assenza di depilazione il neandertal di Cianti ricorderebbe molto l’Arnold Swarznegger del 1979! Ma le cose stavano realmente così? Sembra di no, infatti stando agli scheletri di Homo nehanderthalensis rinvenuti l’altezza media risulta essere di 160 cm per un peso medio stimato di circa 60 Kg nei soggetti di sesso maschile. (1)


Fig.1 Due proposte di confronto tra uomo di Neanderthal e uomo moderno, la prima a sinistra è ricostruzione di Cianti, la seconda tratta da un testo ufficiale di paleo antropologia mostra come in realtà l’uomo di Neanderthal fosse più basso in statura rispetto all’uomo moderno.

A rendere ancora più curiosa la teoria esposta da Cianti c’è un altro aspetto non da poco. l’Homo neanderthalensis o uomo di Neanderthal pare non essere per nulla un precursore dell’Homo sapiens, l’esistenza del primo infatti fu parzialmente sovrapposta a quella del secondo nel contesto di quello schema noto come cespuglio evolutivo, per la genetica l’uomo di Neandertal, morfologicamente il più prossimo all’uomo attuale, non è per nulla un precursore dell’ Homo sapiens : la loro contemporaneità e l’ipotesi di incroci genetici fecondi escludono infatti ogni legame di discendenza (2). Probabilmente essi rappresentano due espressioni della stessa specie se viene ammessa l’ipotesi dell’interfecondità, in caso contrario si tratterebbe di due specie diverse. A metà degli anni novanta l’altropologo molecolare Paablo, ha analizzato il DNA mitocondriale del neandertaliano trovato a Feldhofer per assegnarli il giusto posto nella tassonomia ominina, e risolvere il problema del suo rapporto di parentela con noi sapiens. Lo studioso ha prima definito la sequenza di mtDNA (DNA mitocondriale) di quel reperto, l’ha poi confrontata con quella di individui di tutte le popolazioni del mondo, il risultato non ha lasciato dubbi. Il numero di basi mutate nel geoma mitocondriale neandertaliano è risultato tre volte maggiore della media delle mutazioni presenti nella nostra specie, e pertanto la sua sequenza è stata giudicata estranea alla variabilità genetica dell’attuale Sapiens (3).
La marcata differenza genetica esclude dunque la derivazione diretta di una forma umana dall’altra. Sulla base di quanto fin qui detto dovrebbero apparire ragionevoli alcune osservazioni:
Non è corretto citare l’Homo sapiens quale involuzione in senso antropometrico dell’Homo neanderthalensis se tra i due non c’è un rapporto di discendenza. In considerazione poi del fatto che pure la condivisione del patrimonio genetico tra i due Homo è dubbia: statura, peso e capacità cranica possono essere benissimo l’espressione fenotipica di geni differenti. Qualcuno potrebbe obiettare che secondo alcuni studi la sovrapposizione genetica tra i due Homo arriverebbe al 99.5%, ma visto che anche la sovrapposizione genetica tra Homo sapiens e scimpanzé è del 99% (4) non occorrerebbe proseguire oltre….

Se anche la scienza ufficiale fosse in difetto rispetto al maestro Cianti, e le osservazioni antropologiche e genetiche degli scienziati fossero false, resta il fatto che ad eccezione della capacità cranica, altezza e peso medi dell’homo neanderthalensis erano inferiori rispetto all’uomo moderno quindi di certo non è mai esistito un “culturista preistorico”ma piuttosto un omuncolo basso e tarchiato, con arti corti, tronco tozzo e testa grande Fig1. Sul fatto che questo rappresentasse la punta di diamante del genere Homo poi c’è pure da mettere un grosso punto interrogativo visto che si estinse circa 30.000 anni fa.
In un’ altro articolo dal titolo alimentazione e salute nella preistoria del 22 maggio 2009 Cianti si lascia andare ad alcune fantasie culturistiche, citando l’Homo Heidelbergensis, (un uomo vissuto fra i 600 000 ed i 100 000 anni fa) il quale secondo una azzardata affermazione di Cianti raggiungeva circa 180 cm di altezza e oltre 90 kg di peso. In realtà la statura stimata dai paleo antropologi è compresa tra i 160 e i 170 cm, mentre il peso si ritiene fosse variabile in un intervallo compreso tra 51 a 62 kg. (5)
Nello stesso articolo sostiene pure che l’Homo abilis raggiunse stature di 190 cm! Ancora una volta resto allibito da tanta imperizia nel misurare le proprie affermazioni, l’Homo abilis era un omuncolo bel più piccolo, per la precisione l’altezza compresa tra i 130 e i 120 cm. (6)

A tutte queste contraddizioni dobbiamo aggiungere che gli stessi paleo antropologi, non hanno a oggi un’opinione condivisa su aspetti ben più semplici come la denominazione stessa delle varie specie. L’origine dell’uomo moderno è un argomento particolarmente dibattuto sopratutto da due opposti schieramenti di specialisti: quelli che teorizzano una ” Origine Africana Recente” e quelli che sostengono una “Evoluzione Multiregionale”. La prima sostiene la comparsa dei sapiens in Africa fra i 200.000 e 150.000 come una nuova specie che si sarebbe poi dispersa su tutto il mondo sostituendo le popolazioni esistenti, la seconda considera che ciascuna delle popolazioni attuali sia discesa dalla rispettiva popolazione arcaica di quella stessa regione, da Homo erectus, evolutasi in parallelo con le altre grazie ad incroci. Ora come in tutto questo “pasticcio preistorico” di specie differenti con incontri interfecondi, variabili ambientali e genetiche, il tutto sviluppato in milioni di anni Cianti abbia collegato in modo così semplicistico e lineare: alimentazione, peso, statura e capacità cranica dei nostri progenitori, (alcuni dei quali come abbiamo visto non sono nemmeno tali) con l’uomo moderno, e addirittura stabilendo il peso dell’alimentazione in questi mutamenti resta un mistero. Con questo sia chiaro non voglio dire che l’apporto proteico non incida sui parametri antropometrici, solamente che stabilire un legame diretto come Cianti lo fa apparire nel contesto di un puzzle tanto intricato è quantomeno irrazionale.

Per concludere, propongo un’ultima osservazione, ammettendo per un attimo che fin qui le precedenti siano tutte errate. Nei suoi elaborati Cianti pone grande enfasi nell’encefalizzazione, ricordandoci che questa è ritenuta in stretta relazione con la qualità della nutrizione, e proponendo come la dieta agricola abbia influito negativamente su tale parametro. Il grafico sottostante Fig.2 riporta la variazione della capacità cranica dagli australopitechi all’uomo moderno, alla destra del grafico potete notare una linea rossa che si diparte dalla linea temporale, la cui larghezza badate bene rappresenta gli ultimi 15.622 anni! Secondo le teorie di Cianti l’involuzione antropometrica del cranio si sarebbe verificata a seguito della dieta agricola troppo povera di nutrienti, che ebbe inizio si stima circa 10.000 anni fa, (questo ridurrebbe ulteriormente la larghezza della linea rossa di un terzo) Come può essersi verificato un cambiamento morfologico in un lasso di tempo così breve? La risposta è che non è possibile e infatti non è avvenuto. I crani più antichi di Sapiens datati 195.000 anni né danno conferma, i volumi sono di circa 1400 cc esattamente la media del cranio umano oggi. (7)

A conti fatti il cranio umano aveva raggiunto il volume medio attuale almeno 183.000 anni prima dell’avvento dell’agricoltura. Sempre dallo stesso grafico si evince che le diminuzioni nelle dimensioni del cranio, si sono osservate in un periodo assai precedente, che dunque non può essere non in relazione con l’avvento dell’agricoltura.

Propongo in fine che i cambiamenti morfologici nell’evoluzione di una specie sono il risultato di due differenti processi: l’adattamento e la mutazione, il primo è in relazione con l’ambiente, si tratta di un processo graduale; il secondo è indipendente dall’ambiente, casuale e si verifica all’improvviso per una mutazione genetica. Pertanto variazioni antropometriche si possono verificare in modo repentino casuale e totalmente avulso dalla nutrizione.


Fig.2 Variazione della capacità cranica negli australopitechi e nel genere Homo verificatisi negli ultimi tre milioni di anni. La larghezza linea rossa alla destra del grafico rappresenta gli ultimi 15.622 anni di evoluzione.

In ogni caso sarà bene ricordare a scanso di equivoci che dagli australopitechi, all’Homo erectus, per finire con noi sapiens, si sono sempre verificate fluttuazioni della capacità cranica con picchi massimi Fig.3 pertanto le variazioni di volume sono eventi che si verificano da 2.500.000 anni e non il disastroso annichilimento della razza umana operato dai malefici cereali!


Fig.3 variazione della capacità cranica negli australopitechi, nell’Homo erectus e sapiens, questi eventi si verificano da sempre.

Conclusioni
Durante il suo percorso evolutivo l’uomo ha subito moltissimi cambiamenti anatomo-morfologici, alcuni mediati da processi adattativi all’ambiente altri probabilmente a causa di mutazioni genetiche. (8)
Abbiamo visto attraverso una revisione delle conoscenze paleo-antropologiche attuali, che non sono mai esistiti “culturisti preistorici”, che l’avvento della dieta agricola non ha affatto influenzato negativamente lo sviluppo somatico dell’uomo, e anzi probabilmente, la disponibilità di cibo per tutto l’anno ha rappresentato un grosso vantaggio. I dati relativi ai caratteri antropometrici dei nostri predecessori sono stati esposti da Cianti in modo non obiettivo per essere gentili.

Dunque mangiamo meno schifezze, no all’eccesso di zuccheri nella dieta, si ai cibi naturali. Perseguiamo il sogno di un fisico grosso e scolpito ma facciamolo nella lucida consapevolezza che si tratta di una manipolazione, da noi operata attraverso strenui sforzi fisici e regimi alimentari particolarmente ricchi di proteine e calorie, e non un ritorno ad un fantomatico stato naturale.
Buon allenamento a tutti: Dott. Joaquin Lopez.

1 http://www.paleontologiaumana.it/neanderthalensis.htm
2 http://www.acam.it/prometeo/neanderthal_no.htm
3Umani da sei milioni di anni- Gianfranco biondi- Elena Rickards pp 153-156
4http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=3069
5 http://www.paleontologiaumana.it/heidelbergensis.htm
6 http://www.paleontologiaumana.it/erectus.htm
7 http://www.catalogomultimediale.unina.it/?p=149
8 http://www.interpuntonet.it/article.php?id=949

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15 commenti

  1. Il prof. Lee R. Berger diche che ci sono state popolazioni di Homo Heidelbergensis anche oltre i 2 metri, stando ai ritrovamenti fossili, almeno si legge questo su wikipedia inglese. Ma non ho capito se sono solo eccezioni di alcune popolazioni di Heidelbergensis. La fonte fornita per sbugiardare Cianti, comunque, parla di statura per i maschi, di oltre il metro e 70. Amesso che Cianti si sia sbagliato, non lo ha fatto di molto, anzi.
    Per quanto riguarda la prima foto, non mi pare che Cianti abbia scritto che quell’uomo grosso e muscoloso sia un neanderthal, ma un sapiens sapiens, facendo il paragone tra la differenza genetica che c’è fra lui e il tipo grasso vs la differenza che passa tra un cinghiale ed un maiale, anch’essi con identico DNA. Ma la foto è stata tagliata.
    Per il resto l’articolo è condivisibile.

      1. “E’ sbagliato pensare che i nostri antenati fossero tutti molto bassi”.

        E chi ha detto il contrario 🙂 Concordo con il tuo commento di sopra, l’immagine di Cianti è questa:

  2. un commento a questa immagine, che trovo quanto meno fuorviante: Il problema temo che sia il ruolo che si attribuisce al DNA.
    Come osserva argutamente l’autore dell’articolo, uomo e scimmia hanno all’jncirca lo stesso corredo genetico. Questo non vuol dire che l’uomo è una scimmia, perchè l’uomo condivide il 30% del proprio corredo genetico con un particolare lievito, e penso che nessuno di noi si senta per un terzo cannibale quando mangia un panino. Inoltre lo stesso gene che per l’animale A ha una funzione, per l’animale B può avere funzione completamente diversa, oltre al fatto che all’interno dello stesso organismo un singolo gene viene attivato per contribuire a diverse funzioni biologiche. Andare a guardare il DNA è un errore grossolano che distrae dal vero problema, io sono personalmente convinto che la risposta sia da ricercarsi nell’evoluzione, che ha permesso che tali geni ricoprissero oggi giorno funzioni tanto diverse.

  3. @ Tropico

    Cianti sostiene che quell’immagine sia la ricostruzione di un nehandertal in questa occasione, minuto 6, in altri elaborati dichiara che è un sapiens.

    Personalmente credo che Cianti sia il primo ad essere confuso sulla questione, in ogni caso se anche rappresentasse la ricostruzione di un sapiens, l’immagine risultterebbe non certo meno ridicola.

    Circa l’esistenza di H. heidelbergensis alti più di 2 metri io personalmente non ne ho trovato menzione sui testi di paleo-antropologia, ancor meno ho trovato informazioni su intere popolazioni. Se anche fossero esistiti elementi di statura così elevata, c’è da considerare che all’esistenza di H. heidelbergensis furono sovrapposte altre 6 specie, nello specifico: H. erectus, H. ergaster, H. neandertalensis, H. helmei, H. sapiens e H. floresiensis, ognuna di queste specie presentava stature modeste, eppure nessuna di esse si suppone seguisse una alimentazione dissimile da quella di H. heidelbergensis. Quindi se anche fossero esistiti elementi di heidelbergensis alti 2 metri c’è da chiarire che la causa non poteva essere di certo alimentare.

    Al di la di queste considerazioni bisogna cercare di essere intelligenti, di non farsi ingannare da certe idiozie, perchè stabilirte il peso che l’alimentazione abbia avuto nel determinare la statura di ominini esistiti 300.000 anni fa non sta né in cielo né in terra.

  4. Secondo me il confuso è lei, dottore…. come al solito è piu facile criticare, che studiare. Legga “La dolce catastrofe” di Giovanni Cianti, forse qualcosa imparerà…Cordiali Saluti!

    1. L’ho letta, e l’ho sottoposta alla visione di alcuni medici tra cui un diabetologo, il cui commento fu: Ma questo Cianti, che cosa fuma esattamente?

  5. LA RISPOSTA ALLA RISPOSTA
    Da tempo circolano queste curiose osservazioni sul mio lavoro da parte di un infermiere con evidenti problemi di autostima che si fa chiamare (la legge lo consente) “Dottore” ingenerando così una falsa percezione della sua qualifica lavorativa. Avevo deciso di ignorarle perché preferisco impiegare le mie energie a costruire piuttosto che spenderle in sterili e pretestuose diatribe ma visto che queste osservazioni periodicamente vengono riproposte ritengo doveroso smentirle una volta per tutte. Eviterò tuttavia di ricambiare le ingiurie…

    Il “Dottore” Lopez mi contesta l’affermazione che i nostri progenitori siano stati body builder cosa che non ho mai neppure pensato, limitandomi a sottolineare che la loro struttura sia stata muscolosa, asciutta ed atletica come l’archeologia ci evidenzia e come viene ancora ostentata dalle culture di cacciatori-raccoglitori sopravvissute (Indios amazonici, Aborigeni australiani, Boshimani, Eskimo, e così via). Consiglio al Lopez a questo proposito il bellissimo libro fotografico NUTRITION AND PHYSICAL DEGENERATION realizzato negli anni trenta dal Dott. Wenston-Price quando ancora queste popolazioni erano quasi incontattate.

    L’immagine incriminata che pubblicate non paragona un Neanderthal al Sapiens (era la presentazione del libro alla Libreria dello Sport di Milano e parlavo a ruota libera) ma semplicemente metteva a confronto (e nel filmato lo dico con chiarezza) un generico essere umano preistorico con l’uomo domesticato attuale in riferimento agli analoghi effetti della domesticazione osservabili su altre specie ad esempio tra il cinghiale e il porco, stesso animale il primo allo stato brado il secondo appunto domesticato. Riguardo ai Neanderthal l’affermazione citata è frutto di un refuso corretto successivamente in seconda edizione de “La dolce catastrofe” e va letta correttamente (pag. 120) “Pur non essendo alto più di un metro e sessanta è forte, massiccio e dotato di uno scheletro poderoso” fatto questo che rimane incontrovertibile. Non si afferma inoltre che era un diretto progenitore del sapiens anzi si sottolinea “Si tratta di una specie nettamente diversa, ecc..”.

    Per quanto riguarda il discorso dell’Heidelbergensis confermo che era alto mediamente 1,75 come testimoniano i 27 scheletri perfettamente conservati trovati nella Sima de los Huesos ad Atapuerca (sito archeologico di straordinaria importanza, patrimonio UNESCO dell’umanità) che ci raccontano di individui alti, poderosi e dotati di grandi masse muscolari. Se ne avrò la possibilità – avendo visitato personalmente il sito e l’adiacente Museo della Evoluzione Umana di Burgos, vi fornirò il materiale fotografico relativo.

    Altri dati statistici provenienti dagli archivi degli Uffici di Leva dello Stato Italiano ci evidenziano come passando dal consumo di 18 chili di carne/anno nel 1881 a 54 chili/anno nel 1970 la statura media degli italiani sia aumentata da 162 a 174 centimetri chiarendo ove ce ne fosse ancora bisogno come solo una dieta ricca di proteine animali consente il completo sviluppo somatico potenziale dell’individuo.

    Taglia la testa al toro lo studio dei Professori Cohen e Armelagos (Università della Florida) “Paleopatology at the origins of the agriculture” – il “Dottore” deve per forza conoscerlo visti i suoi titoli accademici – che per la prima volta nel 1984 chiarì come la Rivoluzione Agricola sia stata la disfatta sanitaria dell’umanità.

    Encefalizzazione: con l’agricoltura la capacità cranica del genere umano si è ridotta dell’8-10% in 12.000 anni con un ritmo di decrescita 38 volte più veloce del suo aumento. La causa si fa risalire principalmente alla malnutrizione agricola, carente oltre che di proteine nobili di acidi grassi omega 3 che sono indispensabili per la proliferazione e la maturazione dei neuroni nel feto e nell’infante.

    Per concludere non mi risulta di avere mai scritto nel maggio 2009 un articolo dal titolo “Alimentazione e salute nella preistoria” se esiste sarei grato di comunicarlo. In definitiva: negli ultimi cinque anni ho scritto dieci libri e un centinaio di articoli sull’argomento della dieta evolutiva o Evo Diet dove migliaia di studi scientifici pubblicati su Journal internazionali accreditati nelle diverse materie confermano e puntualizzano ogni mia affermazione (non i siti internet più o meno attendibili che cita il “Dottore”) consiglio quindi al “Dottore” di leggersi TUTTE le mie pubblicazioni, andare a confermarle leggendo TUTTI gli studi allegati, dopo di ché se avrà ancora dubbi ci potremo confrontare DA PARI A PARI.

    Con questo ho concluso e mai più tornerò sull’argomento con un personaggio così discutibile, animato solo da invidia e malanimo.

    Cordiali saluti, Giovanni Cianti sapiens – abbastanza – allo stato brado.

    1. Anonimo amico io ho risposto nel merito alle critiche, le tue considerazioni personali puoi tenerle per te. Ma soprattutto caro BODY BUILDER io ci metto il nome e la faccia mentre tu ti nascondi dietro un nick, quindi sei un vigliacco.

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