I principi dietetici secondo la filosofia orientale_di Joaquin Lopez

E punti di contatto con le evidenze scientifiche occidentali

Come sempre ci troviamo di fronte a una raccolta di pensieri, senza l’intento dunque di insegnare nulla di particolare ma solo di condividere. Questa è condivisione di concetti generali e di personali elaborazioni, non vorrei mai che pensaste, visto il tono esotico dell’articolo, ad una mia auto proclamazione a lao shì (il maestro) visto che la tendenza oggi è questa.

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Oggi siamo decisamente troppo presuntuosi, lo siamo come uomini moderni e ancora di più in quanto occidentali, abbiamo la presunzione di credere che il solo vero sapere sia quello della nostra scienza, sottovalutando molto e spesso ignorando tutto quel bagaglio di conoscenze antiche sedimentate nel corso di millenni, altri popoli invece avendo un’interpretazione meno materiale dell’universo risentono fortemente delle conoscenze antiche proprio perché meno centrate sulla materia.

Lo scopo di questo articolo è quello di aprire la mente del lettore a qualcosa di nuovo, alcuni concetti potranno sembrare francamente assurdi ma prego di leggere con la mente aperta e scevri da pregiudizi.
È comunque curioso notare, che esistono anche diversi punti in comune, tra ciò che la medicina tradizionale cinese consiglia di mangiare per tenersi in salute, e ciò che viene raccomandato oggi nel mondo occidentale sulla base delle attuali evidenze scientifiche. Nel primo caso le giustificazioni sono energetiche, nel secondo biochimiche ed epidemiologiche, due strade completamente diverse che giungono alle medesime conclusioni, solo che, i cinesi c’erano arrivati qualche centinaio di anni in anticipo, in ragione di questo io credo, che forse dovremmo dare il beneficio del dubbio anche su aspetti che trovano meno riscontro nella nostra scienza, forse I punti di contatto mancanti un giorno ci saranno o forse no, comunque sia, mi viene da pensare che se fossimo stati un po meno sordi alla “voce degli antenati”, forse avremmo bypassato un sacco di ridicoli approcci alimentari, allargando inoltre le nostre vedute a quegli aspetti della vita (intesa in senso lato) meno tangibili ma altrettanto importanti per il nostro benessere.

Ora visto che la storia dei macro nutrienti la conosciamo tutti e, possiamo pure dirlo, inizia anche a rompere perché spesso non aggiunge nulla di significativamente nuovo a ciò che già sappiamo, possiamo passare direttamente ad analizzare la visione del cibo secondo la filosofia orientale.
Voglio premettere che io mi sono solo timidamente affacciato a questo universo, ciò che leggerete è quello che ho potuto sbirciare da una porta socchiusa, quindi non me ne vogliano i più esperti perché non è mia intenzione insegnare nulla circa la medicina tradizionale cinese, caso mai vorrei enfatizzare alcuni punti di contatto interessanti, aprendo poi la mente a qualcosa di nuovo che io per primo dovrò approfondire.

Le tre caratteristiche degli alimenti

Jing

 E’ l’essenza di cui ogni essere vivente, animale o vegetale è dotato, l’ideogramma stesso ha in sé il carattere verde. Il riferimento è quindi alla freschezza, “all’appena colto”, in questa cultura è più di un carattere aggiuntivo, rappresenta qualcosa di fondamentale e legato all’energia vitale. Jing è ciò che ci fa scegliere quel determinato cesto di fragole piuttosto che l’altro, quella lattuga e non quell’altra, spesso oltre la nostra capacità di razionalizzare la scelta. Il Jing risalta nell’occhio splendente di un pesce appena pescato, ed è qualcosa che va rapidamente scemando.

Questa è un’indicazione a consumare prodotti che siano stagionali e caratteristici della regione in cui si vive, prodotti freschi. Secondo gli orientali è preferibile cucinare il cibo al momento, quindi freschezza assoluta. Il Jing di questi alimenti sarà maturato sottoposto alle stesse energie cosmiche dell’organismo che se ne nutre.

Ora, al di là delle giustificazioni energetiche le quali ad un occidentale possono apparire folli, è interessante notare che l’indicazione a nutrirsi di cibi freschi e stagionali è una raccomandazione più che sensata e condivisa anche in occidente (dico condivisa non applicata). Nel nutrirsi di cibi provenienti dalla propria regione io vedo anche una certa “giustificazione genetica”, infatti se le generazioni precedenti hanno subito selezione naturale in un contesto nutrizionale che vedeva prevalere pesce , crostacei e verdure, il pensiero che cervo e polenta possano non essere alimenti ideali non lo escluderei del tutto. Anche per questo io sono convinto che tutti gli alimenti naturali siano idonei alla nutrizione umana, ma non alla nutrizione di tutti.

Qi

Anche il Qi, il soffio, è una caratteristica energetica di ogni essere vivente, dunque anche degli esseri viventi che diventano il nostro alimento. Il Qi è esprimibile all’interno del binomio Yin, Yang, che come vedremo corrispondono a caratteristiche opposte e per certi versi complementari. Per un alimento Il fatto di avere una polarità maggiormente Yin o maggiormente Yang dipende da molteplici fattori quali: l’esposizione o meno al sole, il grado di maturazione e di umidità, la crescita estiva piuttosto che invernale, il fatto che sia un organismo che cresce in superficie o nella profondità del terreno, il colore, la consistenza e altro ancora. Va detto che ogni alimento ha nella sua globalità un equilibrio energetico, per questo si raccomanda di mangiare gli alimenti in ogni loro parte, limitando al massimo gli sprechi. Dunque consumare cibo intero, questa seconda raccomandazione vi è familiare?

Pensate alla farina raffinata rispetto al cereale integrale, oppure al frutto rispetto al succo di frutta, come ho scritto in altra sede, cibo intero è sempre più salubre del suo derivato dalla lavorazione, il quale spesso ne concentra alcune caratteristiche escludendone altre, ogni cosa in natura ha già un suo equilibrio.

I cibi Yin e Yang hanno effetti spesso opposti sul funzionamento dell’organismo, ci sarebbero moltissimi aspetti da trattare, ogni cibo ha un determinato effetto su un organo bersaglio, su un somatotipo, durante una stagione o un momento particolare della vita, non ho le competenze per entrare così nel dettaglio né è intenzione di questo articolo. Va detto che secondo la medicina cinese non esistono cibi buoni o cattivi, ogni alimento può essere controindicato così come essere usato a scopo terapeutico, per riequilibrare uno stato energetico alterato, che si manifesta come disfunzione di un organo e dunque come malattia. Mi limiterò quì ad alcuni cenni utili per lo più a comprendere il concetto generale.

Cibi Yin
I cibi con effetto Yin sono ad esempio miele, dolci, camomilla, valeriana, droghe, verdure a foglia verde.
Effetti
Lo Yin associato al sistema parasimpatico, dunque alla calma e alla lentezza Un eccesso “tono” potrà a depressione, bradicardia, apatia.

Cibi Yang
Gli alimenti yang sono ad esempio. Carne, formaggi, caffè, vino rosso, verdure rosse arancioni e gialle.
Effetti
Lo Yang è associato al sistema simpatico, dunque all’attività e alla velocità, alla dominazione. Un eccesso porta all’ansia, al nervosismo e alla tachicardia.
Non si tratta di stregoneria, per fare un esempio di due estremi il caffè è molto yang e la camomilla e molto Yin, gli aspetti energetici possono apparire strani ma trovano spesso riscontro anche nella chimica a noi tanto familiare.

Sotto riporto una classificazione dei cibi secondo la logica dello Yin e dello Yang

tabella1
Il principio fondamentale della dietetica secondo la filosofia orientale, è quello di ricercare sempre un equilibrio, in modo tale che l’organismo non venga nutrito con una netta prevalenza di Yin o di Yang che determinerebbero degli squilibri.
Ripropongo ora un altra tabella che avevo preparato in occasione del mio articolo “corso di sopravvivenza alla dieta”, sotto sono rappresentati alcuni alimenti il cui consumo ha impatto significativo sul rischio di sviluppo di cancro al colon-retto, che rappresenta il primo tumore e quello per il quale il rapporto con l’alimentazione è meglio dimostrato.

tabella2
(*Statisticamente significativo EPIC OMS JNCI2005, 97, 906)

Se confrontate questi alimenti con la classificazione secondo lo Yin e lo Yang scoprirete che quelli ai quali è associato maggiore rischio sono più lontani dall’equilibrio, mentre quelli a cui è associata una diminuzione del rischio sono più equilibrati. La carne rossa conservata, che vede impiegata carne rossa e sale, da nell’insieme un composto estremamente Yang ed è l’alimento associato ad una incidenza maggiore. Il pesce che è decisamente meno Yang e più vicino all’equilibrio ha addirittura un effetto protettivo.

Vorrei aggiungere che se osservate gli alimenti verso il centro nell’insieme ci ricordano una dieta mediterranea!
Immaginate secondo questa classificazione di quali energie potremmo nutrire il nostro organismo seguendo ad esempio una dieta metabolica?

Shen

Sheh riguarda l’aspetto mentale, animico e spirituale dell’alimento. Vi è stato, e vi è, chi ritiene che l’uomo sia il solo detentore della spiritualità, dell’anima, dell’esperienza e della coscienza.
Si tratta senza dubbio della posizione maggiormente frequentata dalle culture moderne. L’uomo viene considerato unico padrone di tutto ciò che esiste proprio in virtù di questa sua unicità spirituale, di cui la mente e la ragione sono evidente espressione. Nella nostra cultura questa impostazione ha origini addirittura bibliche. Talune incapacità umane dimostrano semmai i nostri grandi limiti, pensate solo alla nostra incapacità di orizzontarci senza ausilio di alcun mezzo come fa qualsiasi cane o qualsiasi uccello o pesce? Quanti esempi potremmo fare. La nostra più grande incapacità è forse quella di ammettere la nostra condizione di vivente tra infiniti altri viventi, ognuno con le proprie capacità e le proprie incapacità. Non sto dicendo con questo che una carota ha spiritualità, esperienza e coscienza identiche a quelle di un uomo. Una carota e un uomo sono diversi sotto ogni aspetto, però anche la carota al nostro pari nasce, cresce e si mantiene in vita, si nutre dalla terra e dal cielo, procrea, può ammalarsi e guarire e in fine muore.

La filosofia orientale ritiene che mangiando un animale, ad esempio, non ci si nutra solo della sua carne, se così fosse, la medicina cinese non strutturerebbe una così sofisticata categorizzazione energetica degli alimenti, come non considerare l’impronta energetica della terribile esperienza di allevamento? Che cosa pensate possa dare sotto il profilo energetico (non calorico) la carne di un animale che ha conosciuto solo sofferenza e paura, senza poter godere della libera esperienza terrena di cui aveva diritto al nostro pari?
Il pensiero di una esperienza al di là della materia non è nuovo nemmeno nel mondo occidentale, il fisico Jean Emile Charon ad esempio nella sua opera “morte ecco la tua sconfitta” (che consiglio) identifica nell’elettrone l’essenza, l’anima delle strutture viventi, ipotizzando anche la capacità di queste particelle subatomiche di essere detentrici di esperienza, e di riorganizzarsi in strutture viventi di complessità equivalente al proprio grado di esperienza, in pratica gli stessi elettroni che costituiscono parte della nostra materia vivente prima erano altro, qualcosa di meno complesso che si è poi evoluto, milioni e milioni anni fa potevano costituire l’oceano! Pensate secondo questa visione quanto siamo legati al tutto. Ovviamente la comunità scientifica ha preso le distanze da una teoria che vedeva un elettrone detentore di una propria esperienza.
Ma noi cosa siamo? A che cosa dobbiamo la nostra complessità? Che cosa sappiamo veramente di come funziona la materia a livello subatomico? Si potrebbe anche parlare della relazione tra la fisica quantistica e le funzioni cerebrali umane ma si rischierebbe di andare davvero fuori tema.
Una cosa è certa, se ci sono aspetti dell’esistenza che vanno oltre ciò che possiamo vedere (e credere il contrario mi pare stupido e presuntuoso), questi sono aspetti che potrebbero legarci agli altri esseri viventi in un modo che nemmeno sospettiamo, a questo punto cercare un equilibrio mixando la giusta dose di macro nutrienti potrebbe essere così limitante da evocare quasi tenerezza.

In conclusione abbiamo visto come alcune di quelle che oggi consideriamo le risposte della nostra scienza alle domande sui cibi, in realà siano state ampiamente sondate e descritte dalle popolazioni orientali già in tempi antichi.
Aprirsi alla possibilità che l’uomo non sia solo materia organica, ma che questa sia complementare ad aspetti intangibili comuni a tutte le strutture viventi, significa collocarlo al posto che gli spetta, come vivente tra gli altri viventi, la cui salute o malattia dipende dall’equilibrio dell’intero sistema. Non è poi così esotico come concetto, chi vive in campagna, coltiva, alleva e caccia, ha un senso molto pratico di questo. Noi purtroppo abbiamo perso tale visione del mondo, vivendo nelle città, considerando il pollo solo proteine, il riso solo carboidrati, alleviati dal dover spegnere una vita per nutrircene siamo stati diseducati. Abbiamo piegato la natura alle nostre regole ma il conto è salato e lo stiamo pagando, lo paghiamo ogni giorno con il nostro malessere esistenziale, con la malattia, con l’ansia e gli attacchi di panico frequenti in ormai tutte le fasce d’età, cercando poi rimedio la dove non possiamo trovarlo.
Certo non sistemeremo tutto questo attraverso una visione del cibo che lo vede ridotto solamente al suo equivalente chimico.

Mi chiamo Joaquin Lopez, sono laureato in scienze infermieristiche presso la facoltà di medicina e chirurgia di Genova. Ho conseguito svariate specializzazioni relative all’area della medicina di emergenza, ho operato nei servizi di emergenza sanitaria e dal 2005 mi occupo anche di formare personale sanitario e tecnico alla cura delle emergenze traumatologiche . Sono appassionato di powerlifting e di materie scientifiche in generale, con particolare riguardo alle scienze della nutrizione e alla fisiologia.

Ha scritto anche:
–> In risposta a Giovanni Cianti
–> Paleo Stronzate
–> Acido-base : l’equilibrio stabile
–> Una questione di densità

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3 thoughts on “I principi dietetici secondo la filosofia orientale_di Joaquin Lopez

  1. grande articolo! non solo da un punto di vista alimentare, ma anche perchè denota una visione del mondo più ampia. aggiungerei che il ragionare secondo macronutrienti non è che uno dei sintomi del nostro ragionare in maniera schematica e limitata

  2. Grazie Seiryu. In definitiva non c’è niente di male nel ragionare secondo i nutrienti, il problema si pone secondo me, quando questo diventa il solo modo di rapportarsi al cibi, allora si dimentica la meravigliosa complessità del nostro mondo, complessità della quale la nostra salute è una risultante.

  3. Complimenti per l’articolo. Davvero. Il sincretismo che si respira sembra foriero di tante novità (non tutte di successo magari).

    Unica nota che mi lascia perplesso è quando l’alimentazione sfocia in “altro”. Che l’alimentazione possa accogliere elementi spirituali non mi turba più di tanto, mi spaventa quando ho la sensazione che sia una sorta di pena del contrappasso dove da una spiritualità relegata solo all’alto (il regno dei cieli, la volta celeste…) dei secoli che furono si passi ad una spiritualità che invade tutto anche il microcosmo e allora si esperisce questa sovra-sensibilità al simbolo, al rimando etc etc(e in tal senso l’oriente si pone come ampio bacino di “pesca”)…ma questa è un’altra storia. 🙂

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