In risposta ad Amerigo Brunetti – di Joaquin Lopez

Visto che sul gruppo AIF i miei commenti sono stati censurati, vuoi perché inutilmente provocatori come è nel mio stile, vuoi perché un nuovo fenomeno non può essere pompato se qualcuno ti fa notare pubblicamente che stai vendendo aria fritta, ho deciso di raccogliere qui le mie considerazioni sull’articolo di Amerigo Brunetti dal titolo: La forza in restrizione calorica, guida all’uso.

Mi ritrovo così, ancora una volta, nella veste di duro ma giusto arbitro nella lotta alle cazzate da palestra, anche se, verso un articolo comparso su AIF (associazione che stimavo e per la quale io stesso ho scritto) non mi sarei aspettato fosse necessario.

Un tempo gli articoli erano divisi sostanzialmente in due macro-aree: scientifici, i quali in quanto tali di elevato valore metodologico, hanno di per sé una credibilità, e articoli di opinione, attraverso i quali l’autore da voce al proprio pensiero senza pretese di accompagnarlo a evidenze. Oggi internet ha dato voce a chiunque su qualunque argomento, cambiando il modo di fare informazione; questo fenomeno ha avuto sicuramente dei meriti, ha dato voce a persone intelligenti e preparate, per restare in ambito AIF lo stesso Ado Gruzza che stimo molto ha aperto le porte ad un modo nuovo di pensare e di fare pesi. È d’altro canto vero che, tanto più i confini diventano sfumati, quanto più è facile perdersi e iniziare a spararle grosse.

Vorrei chiarire che, anche se non concordo per niente con il contenuto dell’articolo, che è di per sé contro i pilastri della fisiologia umana, non è su questo che vuole focalizzarsi la mia critica, quanto su gravissimi vizi metodologici.

Nell’articolo in questione Amerigo scrive “Oggi – 2017 – ho la pretesa che qualsiasi affermazione venga accompagnata da un risultato, quindi partiamo dai risultati“.

Questa frase segna il punto di transizione in cui viene valicato il confine dell’opinione personale, perché se si parla di risultati, che in quanto tali validano l’opinione avendo di per sé valore di prova, allora la scelta metodologica diventa fondamentale, altrimenti quel valore non c’é, quindi non c’é risultato, e se il risultato che affermi esserci non esiste, allora io mi incazzo perché stai vendendo come prove delle congetture insultando la mia intelligenza di lettore!

Che cosa c’é di metodologicamente sbagliato nell’articolo di Amerigo Brunetti:

Campione: Ogni osservazione su una popolazione (in questo caso atleti) deve essere fatta su un campione il più possibile uniforme. Tralasciando il fatto che un campione di cinque persone è poco rappresentativo e che non sono nemmeno tutti dello stesso genere emergono problemi di omogeneità, infatti abbiamo:

  • A: donna 22 anni; Wilks 323.3; attività powerlifting; periodo di preparazione 6 mesi, incremento di peso totale 19 Kg
  • B: uomo 28 anni; Wilks 382; attività bodybuilding in transizione al powerlifting; periodo di preparazione 4 mesi
  • C: uomo 33 anni; Wilks 374; attività powerliftng in transizione al bodybuilding; periodo di preparazione 10 mesi
  • D: uomo 35 anni; Wilks 348.8; attività bodybuilding agli inizi (passato non specificato); periodo di preparazione 8 mesi
  • E: uomo 41 anni; Wilks 257; attività bodybuilding; periodo di preparazione 8 mesi

Se possiamo definire cinque soggetti presi a caso campione, vediamo che cosa non quadra.

Differenza di forza iniziale: La differenza in termini di punteggio tra il soggetto più debole e il più forte all’inizio della programmazione era di 125 punti wilks. Questo è un un parametro di disomogeneità importante se uno degli elementi dell’equazione è la forza (l’altro sarebbe l’alimentazione). Ho scelto di misurare il wilks dei soggetti perché ovviamente l’autore non ha avuto l’oculatezza di scegliere il suo campione tra elementi di peso simile, del resto nelle gare di sollevamento pesi le categorie di peso che ci stanno a fare… A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare che la forza misurata in wilks risolve il problema., la risposta è che lo risolverebbe solo se l’articolo non parlasse di restrizione calorica. In questo caso, la questione va oltre alla misurazione della forza, considerando l’incremento di forza in relazione all’alimentazione, di conseguenza in soggetti che sono in fase di ricomposizione corporea. Potrei farvi notare che i soggetti hanno perso da 5 a 9 Kg e che perderne 5 è diverso da perderne quasi 10, ma anche questo sarebbe riduttivo perché si dovrebbe conoscere la composizione corporea dell’atleta per determinare che cosa è stato perso. Quanto la composizione corporea c’azzecca sulla forza, beh, chiunque di voi si alleni un minimo seriamente ne avrà fatto esperienza diretta.

Riassumendo, in un articolo in cui il fulcro del discorso è l’alimentazione, si paragonano soggetti con massa diversa, che hanno avuto un differente calo ponderale, e nessuna indicazione circa la reale ricomposizione corporea.

Differenza in età: La variabilità tra il soggetto pià giovane e quello più vecchio è di ben19 anni! Non serve dilungarsi sul perché la forza di un soggetto natural di 28 anni possa essere diversa da quella di un soggetto di 41. D’altro canto il soggetto di 41 anni potrebbe avere 13 anni in più di allenamento alle spalle. Insomma, un divario temporale di 19 anni può portare a una serie di variabili e confondenti che potremmo raffigurare nella scena di Alice nel paese delle meraviglie in cui lei cade nella tana del bianconiglio!

Linea temporale: Mi riferisco con questo parametro al periodo oggetto dell’osservazione. Variabile da 4 mesi per il soggetto B a 10 mesi per il soggetto C, solo i soggetti D ed E si sono allenati nello stesso periodo con 8 mesi di preparazione, mentre il soggetto A si discosta nuovamente con un periodo di preparazione di 6 mesi.

La linea temporale è sempre un parametro importante in un campione, in questo caso lo è in particolare per due ragioni:

La prima è relativa alla programmazione; non è difficile infatti capire come una programmazione per la forza della durata di quattro mesi possa dare risultati nettamente differenti rispetto a una programmazione di dieci mesi. La seconda ragione è legata all’alimentazione, infatti per quattro dei cinque casi presentati non ci è dato di sapere che cosa sia successo nel corso di mesi di dieta. In più una dieta protratta per quasi un anno come nel soggetto C avrà sull’organismo effetti ben diversi da una dieta equivalente (ammesso che così sia stato) della durata ad esempio di 4 mesi come nel soggetto B.

Ora visto che questo “campione” dovrebbe dimostrare la relazione tra aumento di forza e restrizione calorica, mi domando quale sia il valore del risultato se tra i soggetti che lo costituiscono non c’é relazione né sotto il profilo della dieta né sotto quello della programmazione. Ad Amerigo questo deve essere sfuggito.

Il fattore tecnico: Su quanto lo sviluppo della forza abbia a che fare con la tecnica in questi ultimi anni ci siamo soffermati abbastanza quindi non mi dilungherò. Vorrei solo far notare che è stato dichiarato un aumento di forza piuttosto importante, in un caso fino a 35 Kg in più sul totale delle alzate! Ma quante volte abbiamo visto i dischi sul bilanciere aumentare una volta sistemati dettagli tecnici? In fondo sollevare un peso ha molto a che fare con il come lo si solleva, chi fa powerlifting lo sa bene. Quindi che il miglioramento di questi atleti sia stato tecnico? Per carità sarebbe un merito anche quello, ma in statistica viene definito fattore confondente, potrebbe facilmente compensare un decremento di “prestanza fisica” causato dal regime ipocalorico. Questo mi porta al punto successivo.

Attività praticata: Ognuno pratica un’attività differente, intendendo con differente non solo il tipo di disciplina ma il particolare momento di passaggio da una disciplina all’altra, elemento che, come è semplice intuire, si riflette in modo sostanziale sulla forza, trattandosi di un fattore adattativo.

Non è un caso che il soggetto B (il bodybuilder che passa al powerlifting) abbia avuto un aumento di 27,5 Kg sul totale delle alzate in 4 mesi di programmazione! Non è difficile intuire come possa aumentare la forza in un soggetto che passa dal pompare il bicipite con 4 differenti esercizi, al dedicarsi in modo tecnico alle alzate di potenza. Sarebbe stato fondamentale scegliere atleti di una sola disciplina, di livello omogeneo, e soprattutto non in transizione da una disiplina all’altra.

Potrei addentrarmi in altri fattori come le variabili, i confondenti ecc… Potrei anche parlare di doping ma non voglio perché non conosco i soggetti e non mi permetterei mai di fare insinuazioni. Insomma, si potrebbe continuare per pagine e pagine ma ci sono talmente tante incongruenze che finirei per annoiarvi, senza contare che non ho più tanto tempo libero come all’epoca in cui rispondevo a Giovanni Cianti… bei tempi quelli. Per queste ragioni ho scelto di fermarmi al “campione” preso in esame e direi che è più che abbastanza. L’obiettivo era quello di evidenziare il grave vizio metodologico, o per meglio dire l’assenza di metodo.

Come dire che se una nave è costruita con certi criteri non serve dilungarsi per sapere che fa acqua da ogni parte.

Per quel che riguarda la nutrizione sono state dette cose che definirei allucinanti, con riferimenti a concetti quali le “proteine nobili” (concetto accettabile a uno mattina negli anni ’90) che mi stupisce vedere affiancati ad una così futuristica visione dell’allenamento. Della serie, siamo così avanti da essere svincolati dal concetto fondamentale che l’organismo necessiti di essere in bilancio calorico positivo per essere produttivo, ma non da quello di proteina nobile. Si vede che infondo anche nel cuore di un visionario come Amerigo c’è posto per il vintage. Anche l’affermazione che i carboidrati alti e i grassi bassi renderebbero “elettrici”, ma di che cosa stiamo parlando? È uno scherzo?

La frase top dell’articolo probabilmente è stata “al corpo piace bruciare benzina”. È dall’era Archeozoica 570 milioni di anni fa che qualsiasi forma biologica è stata selezionata sulla base della capacità di risparmiare fino all’ultima caloria e ora “al corpo piace bruciare benzina”… ma che rivoluzione. Non serve davvero aggiungere altro.

Sulla programmazione lascio spazio ad altri, non ho proprio le competenze per coglierne le inesattezze se mai ci siano. Mi limito a ribadire l’osservazione precedentemente fatta riguado al campione, in cui le programmazioni variano da 4 a 10 mesi, e questo, a prescindere dalla metodologia mi sento di dire che è un fatto assurdo se si intende fare un confronto serio.

Concludo mettendo le mani avanti, prima che a qualcuno venga in mente di dire che un risultato simile su un “campione” tanto disomogeneo avvalori maggiormente il metodo dicendo che funziona su tutti. Sarebbe una cazzata anche solo per il fatto che 5 persone non sono tutti, ma soprattutto perché non solo il campione è disomogeneo, ma non esistono garanzie nemmeno sull’omogeneità del metodo applicato. Oltre all’esistenza di una lunga lista di confondenti. Se, invece, il criterio deve essere questo allora ognuno di noi può facilmente portare 20 persone a testa che a Luglio in restrizione calorica perdono 35 Kg sul totale delle alzate anziché guadagnarli.

Non che la notte non ci dorma, ma siccome qualcuno ha la pretesa che oggi-2017 qualsiasi affermazione venga accompagnata da risultati…

… facciamo in modo che i risultati non siano solo di fantasia.

Joaquin Lopez

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10 commenti

  1. Credo che Lei faccia parte della folta schiera di italiani che amano criticare chi spunta fuori dal coro con idee geniali.
    Amerigo è persona competente e stimata..anche da gente come Ado ed altri di AIF.
    Ma tutto sommato la Sua opinione non ci interessa poi così tanto.. è più interessante vedere e sperimentare (come ho fatto io) gli eccellenti risultati che si ottengono ascoltando Amerigo..invece di mettere i puntini sulle e (di solito si mettono sulle i..ma forse Lei non lo sa)

    1. “La sua opinione non ci interessa”, eppure eccoti qui a commentare. Forse la coerenza non è dalla tua. Ma va bene così, forse a nessuno in realtà importa l’opinione di nessuno.

      1. Hai proprio ragione.. infatti non serviva alcun intervento..visto che già lo stesso “provocatore” definisce se stesso INUTILE..non serviva proprio puntualizzare.. la risposta sul NON SENSO di quanto scritto stava già all’inizio della critica stessa 🙂

  2. Come ho scritto nell’articolo questa è solo una mia opinione, e tra le altre cose non mi viene in tasca niente ad attaccare Amerigo o AIF, a loro però vengono in tasca soldi a vendere idee come geniali ed efficaci, la differenza è questa. Il problema di questo metodo è che oltre ad essere contro le fondamenta della fisiologia è stato esposto in modo tale che se anche funzionasse non potremmo saperlo. La mia critica come ho scritto è prevalentemente rivolta al metodo dimostrativo che di fatto non dimostra nulla, questo è importante da capire. Auguri per i tuoi allenamenti Rolando.

  3. Beh ma Brunetti sul sito dell’accademia italiana della forza non è di certo la prima volta che le spara grosse.
    Ricordo l’articolo “sentire il muscolo è la chiave per non crescere”, scritto di fatto solo per prendere per il c*** i bodybuilder e il mondo del bodybuiling classico da palestra.
    Tra l’altro, una base di verità c’è sicuramente, ma in quell’articolo si è andati veramente oltre, sfociando nell’ignoranza e nell’arroganza più pura.
    Se faccio un curl, a cosa serve se i bicipiti non li sento?
    Stessa domanda fatta su quella pagina, insieme ad altre osservazioni che smontavano punto per punto le boiate scritte. Ovviamente commento non pubblicato. Così evitavano di dover rispondere.
    Parere personale: in generale rispetto i powerlifter, è un bello sport, ma in PL italiani mi pare stiano più tempo a parlare di ipertrofia, bodybuilding, che ad allenarsi o a parlare di forza. Mi piacerebbe sapere quanti di loro si sono imposti a livello internazionale.
    E spesso parlano con tono saccente ripetendo i soliti slogan tipo “il classico bodybuilding è roba per dopati, l’unico modo che avete per crescere è spaccarvi di squat, panca e stacchi”, insomma, le solite cose che ripetono, ripetono, ripetono.
    Anche Gruzza che si da tante arie, però poi pubblica video in cui dice che il lento avanti è una moda del momento, ed è figlio della panca piana :O
    Pubblica un libro con un tipo muscoloso in copertina, ci mette il suo nome sopra, ma poi di fatto quello non è lui, perchè lui in realtà ha un fisico ben poco da copertina. Al che verrebbe da chiedergli “ma se le tue illuminanti teorie non hanno funzionato con te, perchè dovrebbero funzionare con me?”
    Eh ma lui ha studiato, sta dalla mattina alla sera a calcolare percentuali, e conosce a memoria la storia dei pesisti e powerlifter bulgari, russi ecc… peccato però che weightlifting, powerlifting e bodybuilding non siano esattamente la stessa cosa.
    Se ne esce con cose tipo “in tutti gli sport ci si allena con carichi distribuiti in multifrequenza, non vedo perchè ciò non si dovrebbe fare anche col bodybuilding”…
    forse perchè il bodybuilding non è uno sport Ado? Vaglielo a far capire però

  4. Articolo interessante, però mi pare scritto con un po’ di “stizza”. Avevo letto precedentemente l’articolo di Amerigo Brunetti ma non avevo notato un’impostazione da “questa è la verità assoluta” ma più che altro una cosa del tipo “ho avuto prova dell’aumento di forza in restrizione calorica se fatto con metodo”, dici che sbagliavo? Il sito in questione non è di certo di divulgazione scientifica, nel settore dell’allenamento non credo ne esistano (e quei pochi studi che ci sono hanno gli stessi vizi metodologici), quindi credo tu ti sia sforzato fin troppo di demolire un qualcosa che credo che nessuno abbia preso per oro colato. Tutto quello che hai scritto si potrebbe applicare a qualsiasi articolo di Ado Gruzza, Alessio Ferlito visto che siamo nel suo sito, ma persino Boris Sheiko eppure nessuno nel settore della forza direbbe che vende “aria fritta”. Nessuno ha un campione di soggetti numerosi e omogenei, eppure riescono a fargli ottenere risultati che prima non riuscivano ad ottenere. Ma è solo un punto di vista personale.

    1. Al mio sito sinceramente no per un semplice motivo: io parlo di cose pratiche, non parlo mai di chi alleno, anzi propongo cose da fare e provare spiegando come fare e perché. Non mi interessa “vendere” nulla. E nel mio libro non propongo nessun mio metodo

      1. Alessio, ogni volta che citi un metodo e dici che ha avuto successo lo stai facendo (visto che do per scontato che tu lo abbia provato su vari soggetti per dirlo). Poi se tu trovi sia stato esagerato mettere nome di atleti,risultati ecc nell’articolo di Brunetti parliamone, ma secondo me è stato fatto solo per portare qualche esempio pratico, personalmente non ho visto mala fede. Sul tuo libro non ci sono tuoi metodi, ma alcune tue varianti si,no? Tipo la modifica al 3×3 Korte, ma anche di altri metodi dai la tua visione ( a proposito, spesso nel libro non si capisce bene chi stia scrivendo quando ci sono interventi di altre persone). Nemmeno all’accademia della forza interessa vendere nulla, a me non hanno chiesto nulla per ora, leggo gli articoli e basta. Se poi intendi che vendono i corsi mi pare lo faccia anche tu no? Non prenderla sul personale, ma vista da fuori IO non noto tutte queste differenze, ma magari sono io a non coglierle.

      2. Non necessariamente. A volte basta dire esiste il metodo X che consiste in questo questo questo.

        Le modifiche si sono mie perché le ho provate in prima persona.

        Dentro l’ambiente le differenze tra gli approcci si notano molto, te lo assicuro.

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