Che cos’è la Movement Culture?

 

Se bazzicate l’ambiente del fitness sicuramente avrete visto quello strano tipo che parla dell’importanza di muoversi mentre pubblica un video pieno di movimenti strani e fa qualche figura della ginnastica. Quello strano tip è Ido Portal.

Se guardiamo l’industria del fitness possiamo dire che ci sono praticanti delle varie discipline: crossfit, powerlifting, bodybuilding… ma non si può dire che qualcuno sia un praticante di qualcosa di specifico quando fa parte della Movement Culture, che comprende tutto e allo stesso tempo nulla.

Per meglio capire questa filosofia dobbiamo cercare capire chi è il suo creatore.

Ido inizia con 15 anni di Capoeira, che ha dato il via al suo modo di guardare il movimento, all’interazione sociale che si cela dietro la pratica. Questa libertà gli ha permesso di capire che il movimento è il fine ultimo del praticare. Lui pratica movimento, questo è il suo vero messaggio e il suo vero obiettivo è quello di far diventare “Master of none”, praticanti (o in grado di praticare) di tutto, ma perfetti in niente, eterni principianti. L’obiettivo ultimp è semplicemente esercitarsi per essere longevi. Tutti hanno un corpo, perciò devono usarlo.

Perfezionare la pratica non è sostenibile per il corpo secondo questa disciplina. Il corpo ne soffre a fare sempre le stesse cose continuamente. Basta vedere gli agonisti per capire quanto sia vero. Questo è il motivo per cui è importante variare.

A tal proposito, la pratica viene diviso in 3 possibile zone.

Zona 1: introduci un nuovo concetto, ma non riesci a padroneggiarlo.
Zona 2: lo fai, ma in modo imperfetto
Zona 3: lo padroneggi

Ogni zona è importante, ma i benefici di stare nella zona 1 vanno oltre i benefici fisici. Sembrerebbe essere dimostrato da uno studio dell’università di Oxford come la materia bianca del nostro cervello che la materia bianca aumenta del 6% dopo 6 settimane di pratica di una nuova “skills”. Ma questo sviluppo non è collegato al miglioramento, ma semplicemente al tempo che viene dedicato per imparare. Arrivare alla zona non è 3 il vero obiettivo, il vero obiettivo è continuare ad imparare: questo è il vero sunto della Movement Culture.

Questo è l’esatto opposto di quella che è la prima cosa da fare per migliorare in un determinato sport. Pensiamo al principio della specificità del powerlifting e del bodybuilding. La definizione di specificità risiede nel fatto che ogni sistema corporeo si adatta in base allo stimolo che riceve. Fate powerlifting? Gli allenamenti sono squat-panca-stacco centrici e fare altro tende inevitabilmente a remare contro.

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L’ottica classica infatti è quella del triangolo delle competenze, in cui avvicinarci ad una capacità non fa che peggiorarne altre. Questo non è vero per la movement culture, dove ogni disciplina è alla pari delle altre: non esiste remare contro una capacità, perché non ci sono capacità da sviluppare, se non quelle che preferiamo e in parallelo.

Io ho cominciato ad interessarmi ad Ido Portal proprio per questo motivo, perché dopo la mia ultima gara di panca, persi un po’ di stimoli, avevo bisogno di fare quello che mi piaceva e il powerlifting mal si incontra con figure del calisthenic e con molte altre cose. Se invece fai tutto per il puro gusto di farlo, il discorso cambia.

Questo è il vero punto del PERCHE’ ci muoviamo.

Questo è quello che faceva Ido mentre allenava Conor McGregor. Se guardate alcuni video potete vedere il lottatore fare gli esercizi più disparati, dalla danza a giochi di equilibrio, a movimenti di propriocezione vari.

L’idea è che da ogni cosa si possa trarre qualcosa di interessante, che tutte quelle pratiche svolte da Ido e McGregor aiutassero quest’ultimo poi nella lotta. Giochi di equilibrio, di velocità, che lo aiutassero a migliorare la sua capacità di percepire il proprio corpo nello spazio. E’ un po’ come il concetto di estrapolazione di Sheiko pensato per il movimento del corpo umano. Sheiko parla della capacità neuromotoria di attingere soluzioni dall’esperienza quando spiega perchè noi siamo in grado di spingere in modo ottimale il massimale pur non facendolo mai. Cambiando spesso carico, 70%, 80%, 110% in movimenti parziali, 85%, 95% etc… noi non ci abituiamo mai a gestire un solo carico e questa capacità di variare ci permette di fare bene il massimale. Con il corpo umano e il movimento funziona uguale secondo Ido Portal.

In cosa consistono gli allenamenti?

Calisthenic.
Capoeira.
Danza.
Gioco.

Tutto va bene per iniziare questa filosofia secondo Ido Portal.

Io ho cominciato da questa estate a seguire una sua scheda con l’obiettivo gli “upper body basics” che si possono vedere in questo video:

Ovviamente non si tratta di “basi”, vengono definiti tali perchè sono quello che un corpo dovrebbe saper fare secondo questa filosofia. Ovviamente non è calisthenic, perché mancano molte figure. Allo stesso tempo però se ne possono aggiungere di altre liberamente, perché lo schema di approccio è libero.

Le schede comprendono molto lavoro agli anelli e alla sbarra, che sono viste come la base dell’alleanmento del tronco. Allo stesso tempo viene dedicata tantissima importanza alla mobilità e allo stretching, tanto che nel complesso si arriva a 12 allenamenti settimanali contando allenamenti veri e propri e quelli di mobilità.

Per quanto riguarda poi l’obiettivo ultimo, Ido sottolinea spesso che sia il movimento stesso. Per fortuna non parla di ipertrofia funzionale, definisce semplicemente “ingegneria inversa” il dedicarsi ad isolare il corpo per sviluppare l’ipertrofia dei singoli muscoli. L’obiettivo primario della sua idea è sviluppare un corpo in salute in grado di muoversi bene, l’ipertrofia è solo una fattore secondario che arriva seguendo determinati tipi di allenamenti.

Se siete interessati ad approfondire vi lascio il suo documentario:

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