In verticale sui fiordi – l’allenamento come fine

Ormai sia sul mio instagram che sul mio profilo facebook non parlo d’altro che del mio viaggio in Norvegia. Ho anche scritto un resoconto sul mio secondo blog, che vi invito a seguire se volete vedermi scrivere altro rispetto ai pesi.

Perché dedicare un intero articolo ad una verticale? Nello specifico a quella spacconata per fare una foto acchiappa like? Mentirei terribilmente se dicessi che quando sono partito per la Norvegia, per Tromsø (una piccola curiosità, se nelle città norvegesi trovato la ø significa che si tratta di una città su un’isola) non avessi avuto in mente di scattare esattamente quella foto in verticale sul fiordo. Riuscirci per me sarebbe stato un punto di arrivo di diversi percorsi iniziati quest’anno: uno spirituale e uno fisico, di allenamento.

In questo articolo vorrei raccontare la mia esperienza di viaggio tra le lande norvegesi perché trovo che quella verticale su quel fiordo sia il perfetto connubio di due mie grandi passioni, quella per l’allenamento e quella per il viaggio, che si sono unite entrambe in un  momento perfetto risultato di un anno di pratica assidua e di lavoro su me stesso.

Non è un articolo sull’allenamento, potete tranquillamente smettere di leggere se non siete interessati. Questo è un articolo su un percorso, il mio percorso. E’ da veramente tanto che ho in mente questo articolo e ho speso davvero ore a guardare un foglio word bianco prima di riuscire a trovare le parole giuste per esprimere quello che volevo dire.

Lo zen e la verticale

Chi segue il mio profilo instagram sa che mi sono dedicato da un anno a questa parte alle verticali. Non so perché mi ci sia appassionato tanto. Non ne inseguo la forma perfetta, trovo terribilmente noiosi quelli che si mettono a giudicare le verticali coi goniometri. E per quanto soddisfacente vedermi più addominali del solito nemmeno è quello il punto. È la pratica. Il processo. Potermi mettere ogni giorno a testa in giù e svuotare la mente.

Il concetto di applicare la meditazione ad una pratica non è certo nuova, bensì l’ho presa dal dalla nobile arte del Kyudo, la via dell’arco giapponese, raccontata finemente nel libro “lo zen e il tiro con l’arco“, che vi straconsiglio. Il fine ultimo di questa pratica non è fare centro nel bersaglio scoccando una freccia, ma la pratica del perfetto tiro con l’arco, rimanendo rilassati, non pensando, non faticando. La tecnica perfetta è conseguente al giusto approccio mentale e non viceversa. Questo ovviamente vale anche per la verticale: se fatta con l’approccio mentale giusto e rilassato viene, altrimenti si fatica e si cade.

In un anno sono cambiato tanto e il buddhismo zen mi ha aiutato. Forse mi piace la verticale perché il Buddha lo trovo in quel momento a testa giù, in cui non c’è veramente nessun pensiero se non la mente concentrata sul corpo. Se pensi troppo ti deconcentri e cadi. Per una buona verticale devi avere la mente libera, pensare al respiro, trovare il tuo equilibrio. E forse il punto è proprio l’equilibrio, in senso ampio. Il respiro e nulla più. Serie dopo serie. O forse mi sono solo rincoglionito. Chi può dirlo… però mi piace considerare la pratica della verticale come una pratica meditativa. 

Lo stesso vale per gli altri esercizi del Calisthenics che sono pressoché statici. Tenere un lever, un’isometria dell’addome o qualsiasi altro esercizio ti permette di concentrarti sul corpo, contrarti nel modo corretto e allo stesso tempo stare il più rilassato possibile. 

Essere nel momento presente, che è ciò che insegna lo zen, è un’arte vera e propria ed è per questo che nell’ultimo anno ho inserito tantissimi esercizi “statici” rispetto ai classici esercizi dinamici. Questa capacità di essere nel momento è la fonte della mia felicità quando viaggio e in tanti altri momenti della mia vita. Perché dalle verticali, dal buddhismo, ho tratto insegnamento per la vita di tutti i giorni. Riconoscere i propri stati mentali, specie di quelli che vengono chiamati i tre veleni, cioè desiderio, rabbia, ignoranza, lo trovo essenziale per una vita più serena.

Dal powerlifting al corpo libero

Molti mi chiedono perché io abbia abbandonato il powerlifting. I motivi sono i più disparati.

Il primo motivo è che mi sentivo di aver dato quello che potevo. Dopo la mia ultima gara avevo perso drasticamente le motivazioni a continuare.

Il secondo motivo è l’ambiente, che trovo veramente povero, misero e sterile per qualcuno che abbia solamente voglia di condividere quanto fa. Un giorno magari, se ne avrò voglia, tanto per divertirmi, racconterò tutte le bassezze a cui ho assistito negli anni, dalle compravendite di atleti, minacce di denunce, nonché a guerre intestine per contendersi il “comando” di squadre che nel panorama italiano contano pochissimo, come quella della mia amata regione.

Ultimo motivo, l’allenamento era noioso e poco stimolante. Dopo anni quanto potrà essere stimolante fare sempre le stesse cose? Puoi migliorare i kg che fai certo, ma la panca… è la panca, la impari in qualche seduta. Prima di riuscire ad ottenere un front lever ci ho messo un anno e il front lever è solo l’inizio di tante altre skills.

Citando Star Wars, obbligatorio visto che parlo di forza, mi sento di dire che se si vuole davvero comprendere la forza, la si deve indagare in tutti i suoi aspetti, non solo quello dogmatico e ristretto dei... powerlifter.

L’allenamento come fine

Stufo quindi di tutto questo ho deciso di abbandonare questo ambiente di prime donne e di marketing spicciolo per dedicarmi a qualcosa di nuovo e più stimolante.

Per fare questo sono arrivato alla conclusione che l’allenamento stesso dovesse essere il fine ultimo, mentre i risultati solamente un effetto involontario. Sì certo, vorrei fare la verticale su una mano, punto comunque a fare cose importanti con il corpo libero, ma il fine è fare, non arrivare, perché mi concentro solo su ciò che sto facendo nelle varie sessioni di allenamento. Basti pensare ad esempio che nemmeno programmo più. Ho la mia divisione settimanale, ma gli esercizi li decido sul momento, così come i set/rep, l’intensità e tutto il resto. Autoregolazione totale, seguendo due semplici principi:

  • allenamento quotidiano, ogni giorno;
  • le serie vanno sempre portate vicino al cedimento;
  • volume settimanale di circa 20-30 serie per gruppo muscolare;
  • almeno mezz’ora di pratica di verticale a terra, sui blocchetti o sulle parallette ogni giorno.

Il fatto che in quest’anno sia migliorato in tutti gli esercizi nonostante la perdita di 12kg che ho effettuato (marzo 2017, 84kg, Settembre 2018, 72kg) mi dice che sono sulla strada giusta.

La funicolare del Fjellheisen

E’ giunto il momento di passare al lato zen della questione.

Visuale dalla cima della funicolare

Mentre facevo trekking su un fiordo, cercando di salire quanto più in alto possibile, in quel silenzio assordante, in quella natura del nord europa, mi sentivo parte di qualcosa. A mente libera, guardavo il paesaggio e pensavo a quanto sia straordinariamente bella la natura e, allo stesso tempo pensavo a quanto ci siamo allontanati da tutto questo. Solo perché l’uomo ha creato macchine, grattacieli, computer, non significa che le nostre origini non siano nella natura e che in essa non si possa trovare la felicità. 

Tutte le nevrosi, i ritmi assurdi con cui viviamo, credo siano il segnale palese che abbiamo perso la rotta. Mi rendo conto che ognuno abbia le sue visioni delle cose, ma sono abbastanza convinto che le persone sarebbero più felici se vivessero di più in un bosco che in città.

Nella foto qui sotto, scattata abbastanza in alto nel fiordo, sullo sfondo due ragazze stanno facendo cardio. A due passi dal paese, ma allo stesso tempo immerse nella natura, nel verde. Guardandole provavo un immenso senso di invidia perché loro non hanno grattacieli e luci che gli impediscono di vedere le stelle la notte. 

Foto del mio trekking, sullo sfondo due ragazze norvegesi che fanno cardio

In quel momento sono riuscito a sentirmi immerso nel presente e nel paesaggio, ho sentito come se fossi parte di quel Tutto che ci circonda e da cui ci allontaniamo sempre di più nella ricerca di promozioni sul lavoro o dell’ultimo smartphone. Quella sensazione di “qui e ora” che ho allenato per un anno è comparsa prepotentemente. Per quello mi sono divertito a fare una verticale su un panorama simile, per ricordarmi di tutta quella pratica di “qui e ora” dell’ultimo anno. E’ grazie a quella che ho cominciato ad allenarmi come volevo, a viaggiare da solo e a capire meglio me stesso. La verticale è solo un simbolo.

Al mio ritorno, scherzando, mi hanno chiesto se tra quelle lande che si estendono tra mari e monti si senta ancora l’eco della voce del Padre di Tutti. Onestamente non avrei potuto dire di no. 

Quella steppa con quell’odore unico al mondo di terreno umido e legna bruciata non puoi che  immaginarla che come la terra dei vecchi dei. Guardando estendersi quei luoghi aspri, dove la vita difficile forgia persone dal carattere forte, ma allo stesso tempo gentili e cortesi le une con le altre, non puoi non sentire la magia di epoche feroci e lontane, che però rappresentano l’uomo e la sua storia molto più di tutto ciò che ci circonda oggi. 

Magari il gracchiare lontano di quel corvo che senti mentre cammini per le colline appartiene proprio a Huginn o a Muninn, i due informatori di Odino, che andranno a riferire al padrone che uno straniero vaga per i suoi regni. Camminando per quelle terre se ti fermi ad assaporarle, senti che non è così impossibile che in quel bosco ci sia davvero qualcuno che ti guarda, attendendo l’imbrunire per uscire allo scoperto e muoversi al sicuro della luce del sole.

Foto all’aurora boreale scatta da “l’isola delle balene”

È a quelle terre, a quelle sensazioni e soprattutto a quella pace che appartiene l’uomo. A quel quieto vivere più lentamente, seguendo e rispettando la natura e i suoi ritmi, perché senti che là, nascosti nel bosco, i suoi protettori ti osservano. Tutto questo sono riuscito ad apprezzarlo solo imparando a mettere ogni tanto via tutti i miei pensieri, tutte quelle lucubrazioni, spesso inutili, che continuamente affollano la mente.

Ora che sono tornato a casa mi sento oppresso da tutto da tutto questo grigio, dalla mancanza di suolo che non sia cemento, da tutto questo rumore continuo che ci circonda. Qual è l’ultima volta che qualcuno ha sentito davvero silenzio? Inteso come nessun suono emesso da uomo o sua creatura?

Alba su Tromsø 

Essere arrivato fino sulla cima di un fiordo è il risultato di un anno di lavoro su me stesso per imparare a viaggiare da solo ed affrontare le mie paure con lucidità. La stessa lucidità che sono riuscito a sviluppare con pratica quotidiana, ogni giorno, a volte anche più volte al giorno, per oltre un anno e mezzo di allenamenti di verticale.

Senza la verticale e quel silenzio dentro la mente che porta con sé non sarei arrivato lassù perché l’equilibrio che ho sviluppato quest’anno non è solo quello del corpo e senza non avrei vissuto tutti quei momenti.

Tutti questi argomenti li vorrei trattare in maniera più approfondita più avanti con un testo più lungo, chissà che non avrò tempo e coraggio di farlo unendo la mindfulness con la pratica dell’allenamento.

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2 commenti

  1. era la primavera del 2017, stavo leggendo project strenght quando sono partito per un viaggio di 2 settimane da Molde alle Lofoten, 2 settimane in cui tra hiking, pranzi al sacco e freddo ho perso 3 kili, sono però tornato a casa con un bagaglio di esperienze di 30 kili più pesante.
    Unico rimpianto non essere riuscito a vedere l’aurora. Prossima meta 2019 Giappone

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